Giovedì 31 Dicembre 2009 08:50


lenticchie.jpgE poi dicono che solo noi italiani siamo scaramantici. Invece tutto il mondo è paese e perfino il glorioso New York Times  dedica un lungo articolo ai cibi che mangiati a capodanno porteranno fortuna tutto l’anno. I più noti sono uva passa, lenticchie e cotechino. Ma ad ogni Paese, corrisponde un cibo portafortuna. Il NYT riporta le piu' comuni tradizioni che accompagnano i cenoni in diverse parti del mondo.  In Italia la scelta va su lenticchie e uva passa che, cuocendosi, 'crescono' di volume e per questo simboleggiano i soldi che devono aumentare. E non puo' mancare il cotechino, visto che il maiale rappresenta prosperita' e abbondanza. Ma se il cenone lo fate, per esempio, a New York o in Provenza (Francia), allora al posto delle lenticchie troverete diverse varieta' di piselli o ceci. I cibi verdi, spinaci, broccoli e cavoli, negli Stati Uniti simboleggiano i dollari, quindi il denaro, mentre tra gli altri cibi che portano fortuna ci sono riso e i cibi di colore dorato come la torta di farina di mais e lo zafferano, oltre ai biscotti a forma di anello, spesso con una moneta nascosta all'interno.  cibi dolci vengono mangiati a capodanno per augurare un nuovo anno, appunto, 'dolce'. In Spagna, Portogallo e America Latina a mezzanotte si mangiano 12 acini di uva come buon auspicio per i 12 mesi del nuovo anno. Per i giapponesi, invece, i soba noodles, delle tagliatelle di grano saraceno, essendo lunghe e dalla forma lineare, simboleggiano salute e longevita', mentre mangiare pesce e' un augurio di buona fortuna.

 

Mercoledì 30 Dicembre 2009 12:25
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Conto alla rovescia per la mezzanotte di domani.  Nelle case degli italiani assieme alle lenticchie non mancheranno i cotechini. La classifica dei più 10 buoni la trovate sul Gambero in edicola (qui solo l'articolo di presentazione). E il più buono tra i buoni? Lo fa un artigiano della provincia di Piacenza, oggi intervistato da La Libertà,  il maggiore quotidiano locale. 
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Martedì 29 Dicembre 2009 07:17

 L'anno 2009 si chiude all'insegna del trend favorevole per le vendite di spumanti italiani negli Usa. Lo rileva l'Italian Wine and Food institute (Iwfi) secondo cui nel periodo gennaio-ottobre 2009 l'import Usa di bollicine Made in Italy, che si protrae dai primi mesi dell'anno, ha fatto registrare un aumento del 13,4% in quantita' e del 7,6% in valore, passando dai 121.570 ettolitri per un valore di 81,44 milioni di dollari, del corrispondente periodo del 2008, ai 137.810 ettolitri per un valore di 87,66 milioni di dollari. Mentre, continua l'analisi Iwfi, le importazioni di spumanti francesi, a causa dell'elevato costo, hanno fatto invece registrare una diminuzione del 27,8% in quantita' e del 41,5% in valore, passando a 105.760 ettolitri per un valore di 225,1 milioni di dollari dai 146.550 ettolitri per un valore di 384,77 milioni di dollari di gennaio-ottobre 2008. Nello stesso periodo, le importazioni Usa di spumanti spagnoli hanno registrato un aumento del 2,1% in quantita' e una diminuzione del 3,2% in valore, passando a 91.580 ettolitri per un valore di 43,23 milioni di dollari da 89.720 ettolitri per un valore di 44,66 milioni di dollari dello stesso periodo del 2008. Sul fronte dei vini fermi, invece, il Made in Italy e' in flessione. Nel periodo gennaio-ottobre 2009, conclude l'istituto diretto da Lucio Caputo, le importazioni di vini italiani sono ammontate a 1.712.000 ettolitri per un valore di 822,3 milioni di dollari contro 1.794.210 ettolitri e 966,19 milioni di dollari del corrispondente periodo del 2008, con una diminuzione del 4,6% in quantita' e del 14,9% in valore. Anche le importazioni Usa di vini sfusi dall'Italia in tale periodo sono diminuite da 117.850 ettolitri a 89.910 ettolitri. Il Chianti resta tra i vini piu' richiesti con vendite per 123,86 milioni di dollari in diminuzione del 2,0%.

Lunedì 28 Dicembre 2009 08:32
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 Ai fornelli, come andare in una Spa. Dopo un anno di affanni e stress lavorativi, con tensioni legate al costo della vita, ritrovare la voglia di cucinare insieme - come si faceva nel passato con partner, figli, amici e parenti - puo' aiutare a ritrovare serenita'. E' quanto emerge da un sondaggio del Mauri Lab, citato da un lancio Ansa ripreso da alcuni quotidiani, condotto su oltre 130 esperti tra psicologi, sociologi, cuochi, cromo e aromaterapeuti, che hanno indagato su come affrontare in maniera armonica i possibili conflitti familiari nel periodo delle feste, legati per l'81% alla convivenza forzata nelle ricorrenze, le ansie che ci portiamo dietro (48%), la crisi (36%). La soluzione frena-conflitti tra eventuali parenti-serpenti arriva propria dal cimentarsi in cucina. Quello della tavola, secondo il 63% degli esperti intervistati, il terreno dove trovare un punto di incontro e ritrovare l'armonia. Dalla scelta condivisa sul cosa preparare all'atto stesso del cucinare, tutto puo' diventare uno svago e per piu' di sette intervistati su dieci (72%) aiuta a combattere lo stress da festivita'. In particolare, cucinare e preparare i vari ingredienti rilassa e distende i nervi, oltre ad avere dei veri e propri effetti benefici, sia fisici che mentali, secondo quanto sostiene il 71% degli intervistati. Per far diventare la preparazione delle pietanze, un momento di benessere, ovvero di Wellness Cucina, occorre che ogni fase si trasformi da obbligo e routine in vero e proprio momento di espressione della propria creativita' (55%), di gioco (49%) e di condivisione (43%). Partendo dalla spesa, come evidenzia il 61%, da trasformare in un gioco di societa', una sorta di caccia al tesoro dove ciascuno ha il compito di trovare i migliori prodotti italiani di stagione (in grado di conciliare qualita', sapore e bilancio familiare). Passate le feste, vale la pena continuare a seguire i suggerimenti del sito Wellnes Cucina.


Domenica 27 Dicembre 2009 08:06
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 “Ci sono i piatti esca, i numeri amichevoli, la regola del 99, le finte ricette della zia e della nonna. Dietro ogni menù si nascondono messaggi subliminali, nozioni di psicologia e marketing, sondaggi, codici nascosti elaborati in anni di tentativi, errori, esperienza.” Inizia così oggi, dopo due giorni di assenza dei quotidiani dalle edicole, un pezzo in prima pagina di Repubblica su come in tempi di crisi i gestori dei ristoranti utilizzino la psicologia anche per attrarre i clienti. Un menu’ –scrive Marina Cavallieri -  non è mai innocente. “Sedersi al tavolo di un ristorante e prendere in mano la carta dei piatti è un gesto spontaneo ma tutto quello che accade da quel momento in poi è stato valutato dal ristoratore. Il menù è una pubblicità e come tutte le altre ha il compito di valorizzare il prodotto, orientare il consumatore. E soprattutto far spendere”. Qualche consiglio, sempre dall’articolo di Repubblica: è utile romanzare i piatti. Invece di omelette è molto meglio "la leggera e soffice omelette del paradiso" e il succo d´arancia è più appetibile se "appena spremuto". Meglio i prodotti che evocano la famiglia e la genuinità, quelli presentati con un "rinforzo": "bacon della casa", "prosciutto di campagna", "uova fresche del contadino". Una ricerca ha anche dimostrato che i piatti descritti in modo suggestivo lasciano più soddisfatto il cliente e fanno aumentare le vendite. Insomma ogni ristoratore deve avere in mente l’insegnamento di Allen H. Kelson sui "dieci comandamenti per un menù di successo": il menù è quella pubblicità che deve convincere il cliente a non uscire con la tasca piena. E allora anche noi consumatori dovremmo imparare a guardare meno ai “frufru” scritti nei menu e leggere bene tra le righe.
L’argomento è sicuramente interessante. Se volete saperne di più ecco il link al New York Times con l’articolo che è stato spunto e fonte del bel servizio di Repubblica e dal quale abbiamo tratto l’immagine in alto.

Sabato 26 Dicembre 2009 08:03
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Per la cena della Vigilia e il pranzo di Natale tutti noi (noi italiani) abbiamo speso  2,8 miliardi di euro in cibi e bevande. Le nostre preferenze sono andate al Made in Italy. Questo è quanto ci dice la Coldiretti che ha fatto una prima stima. "Con meno caviale, ostriche, salmone e champagne e più bollito, cappelletti in brodo, pizze rustiche: dal Natale 2009 esce rafforzata la tendenza alla riscoperta del legame con i prodotti del territorio che si è espressa a tavola nella preparazione delle ricette del passato", dice la nota. Secondo Coldiretti, "la maggioranza delle tavole sono state infatti imbandite con menù a base di prodotti o ingredienti nazionali. Sembra dunque rafforzata la tendenza alla riscoperta del legame con i prodotti del territorio che si è espressa nella preparazione delle ricette del passato: dai cappelletti in brodo della Romagna al cappone in Piemonte, dai Canederli in Trentino alla minestra di cardi in Abruzzo, dalla Brovada e muset con polenta in Friuli, alle scillatelle in Calabria, dal pandolce in Liguria al fristingo nelle Marche e le molte altre specialità presenti in tutte le Regioni italiane. La spesa complessiva è stata stimata in 1 miliardo e 100 milioni di euro per carni o pesce, di 400 milioni per primi piatti e condimenti, di 500 milioni per dolci con gli immancabili panettone, pandoro e panetteria, 300 milioni per vini e spumanti, 200 milioni per salumi e formaggi e 300 milioni per frutta fresca o secca".

Venerdì 25 Dicembre 2009 08:34

Come fare a mandare a tutti gli amici gli auguri per questa giornata? semplice: linkando la videogallery con alcuni video del Gambero. Il primo video è proprio quello degli auguri di Natale, "recitati" dal bravissimo Gianpiero Mancini. Eccolo qui.

Sempre in tema di auguri di Natale, da vedere l'incontro dei talent del nostro canale con i conduttori di Sky Inside, il programma di Sky che presenta il meglio della programmazione della tv satellitare.

 

Giovedì 24 Dicembre 2009 06:00

Molti lo considerano lo chef italiano più bravo, tutti il più schivo. Eppure in un solo giorno svela la sua filosofia di vita a due giornali: l'Espresso e il Corriere Fiorentino di ieri  (il.pdf ) . Da non perdere entrambi gli articoli. E’ troppo impegnato a ricominciare per tornare indietro, introduce l’Espresso. Fulvio di se dice: “Io so di avere talenti, che pero’ ho coltivato. E che mi hanno permesso di raggiungere risultati. Dentro però ci sono anche i miei sacrifici e le mie illusioni, le mie emozioni e le mie storie.”  “La semplicità è conoscenza. Solo se hai la conoscenza assoluta puoi scartare. Ci vuole coraggio ad essere semplici.” L’intervista è tutta da leggere e merita da sola l’acquisto del settimanale. Ecco qui la prima pagina dell’articolo. 

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Mercoledì 23 Dicembre 2009 06:53

 

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Venti anni fa moriva Leonardo Sciascia. Nelle settimane scorse abbiamo letto tantissimi ricordi, rievocazioni, suoi scritti dimenticati. Perché noi che ci occupiamo di cibo&vino ne parliamo oggi? Lo spunto è un bellissimo libro fotografico (buona idea come regalo di Natale) con le immagini private di un Leonardo Sciascia sereno, sornione, sorridente, ripreso durante un viaggio in Spagna e in momenti tranquilli in Sicilia: con gi amici Vincenzo Consolo, Gesualdo Bufalino, con la moglie, il nipotino. Ci sono poi le foto – anche queste stupende di Peppino Leone, un artista amico dello scrittore di Regalbuto –delle campagne sui monti Iblei che Sciascia amava e c’è infine uno scritto dello stesso Sciascia che mette a confronto le foto di Leone con gli oli di Piero Guccione, altro amico. 

Ma ancora non ho detto che “c’azzecca” Sciascia con questo post. Tra le foto dell’intimità familiare nella casa alla Noce una lo inquadra con sguardo goloso dinanzi una sontuosa torta Savoia confezionata dalla pasticceria Di Pasquale di Ragusa (una delle otto migliori d’Italia secondo Laura Mantovano, curatrice della Guida Bar 2010 del Gambero Rosso). Sciascia ne andava matto, tanto da commissionarla frequentemente per donarla a se stesso e ad amici.  I fratelli Di Pasquale hanno contribuito alla realizzazione del bellissimo volume. Un’operazione culturale di prestigio che dimostra il legame forte, stretto che hanno i veri artigiani del gusto con la storia e la cultura dei loro luoghi. Enzo Di Pasquale mi ha fatto dono del libro e sfogliandolo ho riassaporato la Torta Savoia che da piccolo zio Gino oppure mio cognato Saro compravano dai Di Pasquale. E ho ricordato come ho rimpianto quella stessa torta al cioccolato, mangiando anni dopo per la prima volta a Vienna la famosa Sacher: che delusione a confronto!

Martedì 22 Dicembre 2009 07:42

 

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Il Chianti Classico sarà il primo vino Docg italiano quotato alla borsa telematica dell'agroalimentare. Il progetto pilota è già pronto e la fase operativa partirà nei primi mesi dell'anno nuovo. Lo scambio nel mercato telematico garantirà soprattutto trasparenza nella formazione del prezzo, ha detto il presidente del Consorzio Chianti Classico, Giuseppe Liberatore. La trasparenza nella formazione del prezzo è di grande importanza anche per i buyers nazionali e stranieri della grande distribuzione, che avranno così un parametro oggettivo di riferimento, ha precisato il presidente del Consorzio Chianti  Liberatore. La Borsa telematica dell’agroalimentare, nata nel 2006, dovrebbe essere –leggiamo dal comunicato dell’allora ministro De Castro- una sorta di Consob del settore. Gli scambi telematici attualmente riguardano prodotti agroalimentari italiani con denominazioni di origine, ad esempio il Parmigiano Reggiano, ma ancora nessun vino Docg. Il primo sarà appunto il Chianti Classico, un distretto vitivinicolo da oltre 70mila ettari che produce 40 milioni di bottiglie l'anno, destinate all'esportazione per circa il 70%. Gli Stati Uniti sono il primo importatore (29%) e il giro d'affari complessivo è di circa 300 milioni di euro. "Abbiamo puntato sugli scambi telematici in un mercato regolamentato soprattutto per superare l'attuale sistema di quotazione dei dei vini che affidato a commissioni istituite presso le Camere di Commercio - ha detto il presidente del Consorzio - "Un sistema che, secondo noi, non offre i necessari elementi di oggettività e completa trasparenza". Domanda: il progetto porterà benefici ai soli produttori o anche ai consumatori?

Lunedì 21 Dicembre 2009 07:47

Freddo e gelo in Italia in questi giorni. E le stranezze del clima non sembrano cessare. Una pioggia di polpette e un tornado di  spaghetti si apprestano infatti a colpire i cinema per le vacanze di Natale.  Con Piovono polpette (da mercoledì nelle sale), ultimo lavoro degli studios di animazione della  Sony, cibi e bevande piovono dal cielo causando pero' qualche danno di  troppo. Tratta da un libro per bambini pubblicato nel 1978, la trama del film  narra di un giovane scienziato autore delle invenzioni piu'  incredibili. Dopo aver inventato le scarpe spray e un traduttore per  i versi della sua tenera scimmia, il dottor Flint Lockwood scoprira'  il modo per trasformare l'acqua in cibo. Un'invenzione straordinaria  che cambiera' la sua vita e quella della piccola isola da cui  proviene. I due giovani registi Phil Lord e Chris Miller, 32 e 34 anni, hanno  impiegato piu' di tre anni per completare la storia che pare possa  risultare come la possibile sorpresa ai prossimi Golden Globes e Oscar  nella categoria riservata ai film di animazione.  Nel film  c'e' molto cibo, soprattutto spaghetti e polpette riprodotti come se  fossero veri. ''Abbiamo studiato molto la cucina italiana - scherzano  i due - Se per studiare si intende mangiarne un sacco! La cucina  italiana e' la migliore al mondo''. ''Il fatto e' che questa pellicola non e' solo  per bambini. La storia puo' piacere a tutti per il messaggio di  solidarieta' che manda. Ci siamo rifatti al film d'animazione che  preferiamo: il Libro della Giungla.  Infatti il dottor Flint ricorda  in qualche modo Mowgli. Adoriamo quel cartone''.

Domenica 20 Dicembre 2009 09:35

Se entrate in una libreria (sono stato nei giorni scorsi alla Lirus di Milano, in via Vitruvio 43) trovate una sterminata offerta di libri che parlano di cucina, alimentazione, vino, piacere della tavola e della convivialità. I libri vengono scelti come regali di Natale (per gli altri ma anche per se stessi). La cucina italiana piace, ma ho visto tantissima gente scegliere libri di autori stranieri. Forse, in tempi di crisi, guardare la cucina degli altri è un modo per fare un viaggio restando in casa? Un editore, in particolare, ha alcune novità da tutto il mondo. Vediamo cosa ci propone Guido Tommasi (nei prossimi giorni continuerò a curiosare in libreria). 
Buonappettito-350.jpgLaurel Evans –BUON APPETITO AMERICA - 184 pagine - 25 euro. Quando un italiano pensa alla cucina americana, di solito lo fa con un pizzico di malcelata ironia; magari solleva un sopracciglio dubbioso e riesce, con una certa condiscendenza, a focalizzare montagne di hamburger gocciolanti grasso e salse e allegri carrettini di hot dog, fermi a ogni angolo di strada.
La realtà è ben diversa e, sebbene siano tanti i luoghi comuni, la cucina americana è specchio fedele del suo popolo: arricchita di contributi provenienti da ogni parte del mondo, riesce a fonderli e rielaborarli con sapienza e originalità.
Una tradizione gastronomica che, seppur giovane, affonda le proprie radici in Europa e in Africa con risultati dal sapore generoso ed evocativo.


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Donna Hay – PASTA, RISO + NOODLES
- 96 pagine - 15
euro. Chi conosce Donna Hay (australiana) lo sa bene: con lei non c’è mai niente di scontato. Se pensavate che per voi pasta e riso non avessero più alcun segreto, non avevate ancora fatto i conti con la fantasia e la creatività di questa celebre food writer.
Il cuoco più esperto troverà finalmente un sugo originale con cui cambiare faccia ai soliti spaghetti, e chi ancora non ha tanta dimestichezza con i fornelli si chiederà perché non si è lanciato prima, visto che ci vuole così poco per cucinare un ottimo risotto.
arrosti350.jpgStéphane Reynaud – ARROSTI – 168 pagine - 25 euro.  Con stile sobrio ed estremamente chiaro, lo chef francese accompagna il lettore nella preparazione di piatti che hanno il sapore dell’infanzia, come l’arrosto con le patate al forno tenere dentro e croccanti fuori o tutto il gusto di accostamenti inediti come il filetto di capriolo con albicocche e uvetta.
E se siete preoccupati all’idea di dover scovare un contorno saporito, diverso dalla solita insalata, nell’ultimo capitolo troverete tante ricette semplici e gustose suddivise per stagione e perfette per accompagnare il vostro arrosto.

torte200.jpgTrish Deseine
- I LOVE TORTE – 320 pagine - 29,90 euro. “Quando preparo una torta, lo faccio sempre con uno spirito sinceramente… interessato! Perché da sempre,il mio unico vero scopo è il piacere. Quello che dono e quello che ricevo in cambio. 
Fare e offrire un dolce è forse una delle poche dimostrazioni di generosità allo stato puro. Un gesto così semplice, eppure fondamentale, che produce un cibo così frivolo, così poco necessario.
Un simbolo del potere dell’amore, non come concetto vano ed edulcorato, ma come forza viva e unificante”. È questa la filosofia di Trish Deseine, irlandese, che qui ha riunito tutti i suoi dolci preferiti, classici o, come li chiama lei stessa, inclassificabili: gli ultra-semplici, quelli da portare
in ufficio, le torte in grado di regalare una coccola, i dolci di quando eravamo bambini oppure quelli fatti per stupire ma senza troppa fatica.
 

 

Sabato 19 Dicembre 2009 10:04
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In questi giorni, molti siti e blog danno giudizi più o meno validi sulla bontà dei panettoni in circolazione. Nel 2008 il Gambero aveva proposto la sua classifica (anche questa più o meno condivisibile) per panettoni e pandoro (è trascorso un anno, quindi da non prendere come oro colato). Quest’anno abbiamo scelto di giudicare i gianduiotti e, nel numero in edicola la prossima settimana, i cotechini. Ma, tornando al panettone, quali sono i criteri per valutarli? Vi propongo una cosa che ho scritto tempo fa.

Squilla il telefono. …buongiorno.
Buongiorno a lei, ma chi parla?
Mi scusi, ma sono cosi scoraggiato che ho dimenticato di presentarmi. Sa, ogni anno, in questi giorni è la solita storia. Come Figaro, tutti mi chiamano, tutti mi vogliono. Tutti mi desiderano, tutti mi chiedono di più e di meglio . Sapesse...

Dica, dica.

Io ho una mia dignita, una mia storia. II nonno del nonno dei miei nonni, e ancora più indietro, viveva alla corte di Ludovico il Moro. Eravamo nell'an­no domini 1476. Da quel momento non c'e stato Natale senza i mie avi e parenti. Che però hanno cognomi diversi. A Genova sono i Pandolce, a Bo­logna Panspeciale e in Valtellina Bisciola.

Ho finalmente capito. Mi tocca perfino parlare con un panettone...

Senta, c'e poco da scherzare. Io sono storia e tradizione del nostro Paese. Ma io sono un organismo vivo. Lei lo sa che gran parte della mia bontà dipende dal lievito naturale chia­mato lievito madre. Contiene milioni di microrganismi: 100 miliardi di saccaromiceti e 2.000 miliardi di lactobacilli in ogni chilo. E una straordinaria flora batterica che si moltiplica per sopraffare eventuali germi.

Adesso viene fuori che lei e un miracolo della natura...

Della natura e dell'arte pasticciera italiana. Ci vogliono 72 ore per fare un panettone ar­tigianale a regola d' arte. E chi mi manipola deve saper seguire passo dopo passo tutti i tempi tramandati dalla tradizione.

Va bene, ma ancora non ho capito perche mi ha chiamato.

Ma è semplice, come fa a non arrivarci? Io voglio rivolgerle due appelli. II primo riguar­da il rispetto che merito e non solo perché canditi, frutti di ginepro e frutta secca sono segni di buon augurio per I'anno a venire. Voglio il rispetto che giustamente i giornali co­me il suo dedicano ad esempio ai formaggi, ai vini e perfino alle acque minerali.

Allora casca anche lei nel gioco dei punteggi e degli assaggi, degli esperti noiosi e sac­centi! Ma facciamola finita, mi dica come degustarla per non ferire iI suo amor proprio.

Basta poco, cinque sensazioni, iniziando da quella visiva. Perche I'occhio vuole la sua par­te. Quindi dateci un voto per i colori esterno e interno, la struttura, la ricchezza e la fre­schezza. Dopo passate alle sensazioni tattili: reazione al taglio, consistenza, morbidezza.

Personalmente - ma la prego: non si offenda - al coltello io preferisco lo strappo brutale di un pezzo. Sembrerà violenza, ma trovo più soddisfazione.

Faccia lei, poi però dovrà usare il naso, per cogliere fragranza, complessità, burro, lievito, frutta candita, persistenza. Che sono Ie stesse cose che deve trovare sulla lingua. Natu­ralmente assieme a intensità, dolcezza, retrogusto. Dovrà riuscire a percepire I'arancio candito, il cedro, I'uvetta e cosi via.

Come volevasi dimostrare sta scadendo nella pedanteria.

Va bene, salti tutto e vada direttamente alle emozioni finali: piacevolezza, soddisfazione, tentazione, eleganza. Se trova queste emozioni io sarò contento.

In questo concordo. Ma prima mi parlava di due appelli. Il secondo?

Un po' mi vergogno a dirlo: per favore consumateci subito prima dell'Epifania. Per­ché soffro a vedere i miei cugini (quelli industriali, sia chiaro) umiliati sugli scaffali di bar e supermercati "tre al prezzo di uno". Quindi godete di noi durante Ie feste e poi, ma fatelo sul serio, se ci volete, venite a cercarci nelle pasticcerie o nei panifici. Ogni giorno e sempre quello giusto per augurarsi iI meglio.

Ps: per scrivere questa immaginaria intervista ho seguito alcune spiegazioni del mio amico Dario Loison (nella foto) , un imprenditore che stimo. Produce un panettone di gran qualità rigorosamente artigiano, ma distribuisce con criteri da azienda più grande. Dario ha capito che oltre a fare le cose bene, bisogna sapere di marketing e di gestione aziendale.  Un ricordo: durante il G8 dell'Aquila nello stand riservato alle sole delegazioni ufficiali offrivamo in degustazione le bontà enogastronomiche italiane. Perfino alcuni capi di governo hanno scoperto il panettone. Cara Bruni Sarkozy, dopo aver gustato i biscottini di Dario ha portato via un intero panettone.
In questo mondo di “puri” io confesso che ho ricevuto i suoi gustosi auguri di Natale, ma aggiungo che un mese fa a Londra ho scelto (tra altre possibilità) di comprare un panettone Losion per fare bella figura in una cena. Aggiungo, per non far torno a nessuno, che la scorsa settimana in provincia di Salerno ho comprato un buonissimo panettone tradizionale di Alfonso Pepe. Complimenti!

Venerdì 18 Dicembre 2009 07:01
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Appuntamento questa sera con "Cene Galeotte". Il carcere di Volterra aprirà infatti  nuovamente le porte al pubblico e i suoi detenuti vestiranno gli insoliti panni di chef, maitre e camerieri. Saranno circa trenta i detenuti impegnati nell’organizzazione della cena. Una volta superate le porte del carcere, ricavato in una maestosa fortezza medicea, saranno proprio loro ad accogliere gli ospiti con un piacevole aperitivo consumato all'interno del cortile. La cena sarà invece servita nella cappella sconsacrata del carcere che, per l'occasione, verrà trasformata in una perfetta sala da pranzo con candele, tavoli impeccabilmente apparecchiati, camerieri/carcerati sempre attenti e disponibili, sommelier e vini di alta qualità.  Due i grandi nomi dell'enogastronomia toscana coinvolti oggi: Giuseppe Mancino, chef del Principe di Piemonte di Viareggio, e Gli Agricoltori del Chianti Geografico di Castellina in Chianti. Gli chef coinvolti nell'appuntamento mensile di "Cene Galeotte" sono stati selezionati dal giornalista enogastronomico Leonardo Romanelli e dallo Studio Umami.   "Cene Galeotte" è un appuntamento unico che nella scorsa edizione ha permesso a circa ottocento persone di vivere un'esperienza emozionante e formativa come quella di entrare in un carcere e avvicinarsi ai detenuti. Come accaduto per gli oltre 25.000 euro della passata stagione, il denaro raccolto sarà impiegato in progetti di solidarietà per realizzare scuole e centri di accoglienza, per garantire cure mediche, per creare opportunità di lavoro e per promuovere l'adozione e l'affidamento a distanza dei bambini in otto paesi del Sud del mondo: Brasile, Burkina Faso, Camerun, Filippine, India, Libano, Palestina e Perù. Non si deve infatti dimenticare che le "Cene Galeotte" sono un momento importante per molti carcerati, che, grazie anche all'esperienza formativa in cucina con gli chef e in sala con la Fisar di Volterra, sono riusciti ad acquisire un bagaglio lavorativo che in ben otto casi si è tradotto in un vero impiego in ristoranti locali, secondo l'art. 21 che regolamenta il lavoro al di fuori del carcere. (Fonte della notizia il sito fiorentino 055news; la foto è del sito del quotidiano Il Tirreno).

Giovedì 17 Dicembre 2009 07:17

Il regalo che farei, Il regalo che mi piacerebbe ricevere. Naturalmente cibo&vino. Alcuni vip del mondo dell’enogastronomia hanno risposto a questa curiosità nel numero in edicola del Gambero Rosso. Se li conoscete ecco cosa regalare loro o cosa aspettarsi. Se non li conoscete, vi danno comunque siuggerimenti buoni.  

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Andrea Illy: Mi piacerebbe ricevere una cassetta contenente i prodotti tipici italiani di Altagamma come bottiglie di Franciacorta o vini trentini, panettone artigianale, zampone, i migliori cioccolati, ecc.. Vorrei regalare una macchina da caffè espresso Francis Francis X7 che grazie al metodo Iperespresso ti permette di assaporar a casa un espresso perfetto come al bar. Il caffè ha una crema vellutata e persistente capace di resistere per 15 minuti. 

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Angelo Gaja: Per un pensiero natalizio da fare mi viene in mente il salame di manzo di Silvio Brarda. Lui è una leggenda vivente, forse il macellaio più famoso d'Italia con macelleria a Cavour. Ma è soprattutto un grande interprete della razza bovina piemontese. Il regalo che mi piacerebbe ricevere? Stravedo per il cardo gobbo di Nizza Monferrato, dunque una cassetta di questo ortaggio invernale è sempre gradito. E' l'unico tipo di cardo che si può magiare anche crudo, è dolcissimo, io lo condisco semplicemente on sale ed extravergine.

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Nadia Santini: Mantova è terra di mostarde di frutta. Una delle meno conosciute e in verità tra le più squisite è la mostarda di anguria bianca. E' perfetta con i formaggi saporiti e con impalpabili fettine di lardo. La regalerei volentieri per farla conoscere al di fuori della nostra provincia. Ogni anno un amico ristoratore mi manda una cassetta di autentico Radicchio di Treviso. Quando la ricevo per me è una festa. Lo cucino in tanti modi, in insalata con chicchi di melagrana, nel risotto o anche semplicemente saltato in padella con un filo di extravergine. Ecco, m i piacerebbe anche quest’anno. 

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Giovanni Rana: Visto la stagione un po' fredda regalerei una soppressa veneta. Un prodotto fatto con carni di ottima qualità e dal sapore assolutamente unico e inconfondibile. Ottimo accompagnato con la polenta: piatto tipico della tradizione culinaria della mia terra. Il regalo che mi piacerebbe ricevere? Ho una predilezione per le bollicine...italiane, naturalmente. Quale miglior regalo, quindi, di una bella bottiglia di Franciacorta per brindare al nuovo anno! 

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Pina Amarelli: Agli amici vorrei regalarei una bottiglia di Veuve Clicquot La Grand Dame Rosé con tanto di magnifico cofanetto. Anche perchè nel 2007 ho ricevuto il premio Veuve Clicquot ispirato alla «Grande Dame» della Champagne, Barbe Nicole Ponsardin, Madame Clicquot... E' un premio che celebra donne contemporanee capaci di vivere appieno il proprio tempo. Il regalo che mi piacerebbe ricevere? Sono appena tornata dalla Russia dove ho contratto una dipendenza.... dal caviale. Se posso esagerare, il mio sogno è di ricevere una zuppiera piena di caviale grigio del Caspio della migliore qualità per poterlo mangiare a cucchiaiate. La crisi è finita, no?

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E per finire, abbiamo posto le stesse domande a una famosa scrittrice nonché regista.
Cristina Comencini: A Natale, se qualcuno si trovasse a passeggiare nella zona della Pasticceria Svizzera siciliana di via Gregorio VII a Roma, potrebbe comprarmi per regalo una dozzina di cassatine, non una intera cassata per favore, che dopo la seconda fetta ci si sente in colpa a continuare. Cassatine piccole da mangiare a digiuno con la mia nipotina Viola che le ama come me. Il gusto si eredita come i lineamenti. A Natale regalerò a mio marito Riccardo una cesta piena di cioccolata comprata alla Fabbrica del cioccolato di S. Lorenzo a Roma. Piattini, tazzine, cucchiaini, caffettiere, palline, casette, scatolette di cioccolata fondente, al latte e bianca. Lui nasconderà la cesta nello stanzino dei vini, e una sera la cercherà, ma i bambini, come Hansel e Gretel, l'avranno già trovata e svuotata.

Martedì 15 Dicembre 2009 21:53
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15 dicembre 1929, a Milano arriva nelle edicole il primo numero de  'La Cucina Italiana, giornale di gastronomia per le famiglie e i buongustai'. Il comitato di degustazione annovera nomi di letterati e di umanisti: Bontempelli, Borgese, Marinetti, Romagnoli, Notari. A conferma che cultura e cucina vanno a braccetto. La nuova testata intendeva occuparsi di ''cucina casalinga, alta cucina, cucina conviviale, cucina folcloristica, cucina per stomachi deboli, cucina alberghiera, arte della tavola e ricettari''. Il 1929 era l'anno della grande depressione, del dirigibile tedesco Graf Zeppelin che inizia il giro intorno al mondo, dell'apertura a New York del Moma, della nascita di due futuri miti della celluloide, Audrey Hepburn e Grace Kelly.
Auguri a La cucina italiana per i suoi gloriosi 80 anni!

Domenica 13 Dicembre 2009 09:58
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Le ciliegie e le pesche dal Cile, i mirtilli argentini e l'anguria dal Brasile sono ai primi tre posti nella top ten dei cibi che sulle tavole nazionali delle feste sprecano energia, inquinano il Natale e contribuiscono all'emissione di gas ad effetto serra a causa dei lunghi trasporti che subiscono per arrivare in Italia. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti che, come riferisce un articolo della Stampa di questa mattina, ha presentato ieri a Roma la lista nera dei consumi di Natale per contribuire con stili di vita sobri e responsabili a salvare il pianeta. E' stato calcolato che un chilo di ciliegie dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri, con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l'emissione di 21,6 chili di anidride carbonica, mentre un chilo di mirtilli dall'Argentina deve volare per piu' di 11mila chilometri, con un consumo di 6,4 chili di petrolio che liberano 20,1 chili di anidride carbonica. Quanto all'anguria brasiliana, viaggia per oltre 9mila km, brucia 5,3 chili di petrolio e libera 16,5 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto. Coldiretti invita alla riscoperta di frutti  nazionali un po' dimenticati come cachi e fico d'India o antiche varieta', dalla mela limoncella alla pera madernassa, che valorizzano le tradizioni del territorio e garantiscono prezzi contenuti. Nella lista nera degli alimenti che rischiano di 'inquinare il Natale' ci sono anche le noci della California, le more dal Messico, il salmone dall'Alaska, gli asparagi dal Peru', i meloni dal Guadalupe, i melograni da Israele e i fagiolini dall'Egitto. Per alcuni di questi prodotti - conclude la Coldiretti - non ci sono solo problemi per motivi ambientali ma anche perplessita' di carattere sanitario.
zaia1.jpgLuca Zaia (nella foto, assieme a Gennaro Esposito, durante un incontro per il Gambero Rosso), ministro delle risorse agricole, ha commentato positivamente  la lista stilata dalla Coldiretti . ''Si tratta di guasti diretti - spiega il ministro -, perche' scegliendo le ciliegie cilene a Natale, invece delle buone arance siciliane, si danneggia la nostra agricoltura. Ma anche indiretti: l'impatto ambientale di sette calorie bruciate in trasporti contro una consumata e' un lusso che il nostro pianeta non puo' piu' permettersi. L'agricoltura dovrebbe essere il vero tema di Copenaghen. Senza contare il danno che una cultura gastronomica omologata e standardizzata inevitabilmente porta con se'. Perche' mangiare le stesse cose da Citta' del Capo a Firenze a Londra depaupera i territori e le comunita'. Il cibo non e' solo il frutto della natura e della terra, ma anche della cultura e delle identita' dei popoli''.

Sabato 12 Dicembre 2009 11:04
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Il bravissimo chef abruzzese non si ferma piu'. Forte delle Tre forchette assegnate dal Gambero e delle due Stelle Michelin, va avanti come un treno. La scorsa estate ha cucinato per le first ladies (lui stesso ha raccontato la bellissima esperienza in questo articolo per il Gambero Rosso). Poche settimane fa è arrivato in libreria con un bellissimo libro fotografico curato per Giunti da Gigi e Clara Padovani (25 euro). E adesso? adesso fa perfino l'attore, come racconta questo articolo dell'Espresso in edicola da ieri. 

 

Tra pochi giorni sarà Natale, ma visto che parliamo di Nico, vi offriamo tutto il pdf dello speciale con le sue ricette di Pasqua che avevamo allegato al Gambero Rosso di marzo. 

Venerdì 11 Dicembre 2009 07:56
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Fidel Castro e' un ''grande cuoco'' e gli piace comandare anche in cucina, secondo quanto emerge da un documentario della statunitense Estela Bravo presentato ieri a l’Avana. Il Comandante e vice presidente Juan Almeida, deceduto a settembre, racconta che la prima volta che ha visto Fidel cucinare e' stato in carcere: erano degli spaghetti. Almeida avrebbe voluto scoperchiare la pentola per curiosare, ma Castro glielo impedi ' fermamente: ''A lui da' proprio fastidio che gli tolgano il coperchio'', afferma Almeida. Una volta in cucina insieme a Mercedes Barcha, moglie di Gabriel Garcia Marquez, racconta lo scrittore colombiano, dopo degli scambi culinari Mercedes gli disse: ''Guardi Comandante, lei comandera' nella sua isola, ma io comando nella cucina di casa mia''. ''Fidel e' un grande cuoco'', dice Marquez, il quale racconta che nelle visite al Lider Maximo sull'isola ''Mercedes sempre porta cose di contrabbando, soprattutto baccala', da cucinare''. Per Fidel la cucina e' un arte e non segue le ricette.  

Giovedì 10 Dicembre 2009 07:29
FOTO il nuovo consiglio della strada del vino Bardolino, ultima a dx la presidente Elena Zeni (bassa risoluzione).jpgSette donne su sette nel consiglio della strada del vino del Bardolino, in Veneto. Un’equipe tutta in rosa per un vino del resto rosato, il Chiaretto, che attualmente sta riportando al successo la denominazione rivierasca. “Il nostro obiettivo – spiega la neopresidentessa Elena Zeni – è quello di contribuire, a fianco del Consorzio di tutela, alla valorizzazione dei nostri vini, oggi di grande attualità per il loro stile autenticamente moderno, e del nostro territorio, un’area che riteniamo si presti in maniera perfetta allo sviluppo del turismo enogastronomico”. Gli (anzi, pardon, le) altre consigliere sono: Matilde Poggi, che ha cantina a Cavaion Veronese, e Giovanna Tantini, produttrice di Castelnuovo del Garda, Marica Bonomo, con azienda a Sommacampagna, Fabiola Perotti, che ha vigneti a Bardolino, Serena Rossi, pure bardolinese, e Claudia Benazzoli, cavaionese. Trentadue anni, minuta e slanciata, studi artistici e giuridici (le manca la tesi in giurisprudenza), un figlio piccolino, Elena Zeni (nella foto è l'ultima a destra), insieme al fratello Fausto e alla sorella Federica gestisce l’azienda di famiglia e l’annesso museo del vino sulle colline di Bardolino. Si occupa della commercializzazione sui mercati italiani e asiatici, ma anche dell’accoglienza in cantina. “L’intenzione del nuovo consiglio della Strada del Bardolino – racconta – è quella di provare a lanciare finalmente delle vere occasioni di turismo enologico sul lago di Garda. Lo richiedono i tempi e la maturazione dei consumatori, che ora sono giustamente e fortunatamente più esigenti, interessati, curiosi. Il cliente di oggi è un vero appassionato. Non gli basta più assaggiare il vino, ma vuole vedere i luoghi in cui quel particolare vino viene prodotto, conoscerne la storia, incontrarne la cultura e le tradizioni anche gastronomiche, visitare le cantine, parlare con i produttori. Insieme con il Consorzio di tutela e con le amministrazioni comunali del lago e dell’entroterra vogliamo provare a far meglio conoscere e apprezzare le nostre realtà produttive, perché siamo convinti di avere le carte in regola per essere a tutti gli effetti considerati come una delle più interessanti aree vitivinicole italiane. Per questo investiremo anche sulla formazione dei nostri soci, in modo da sviluppare ancora meglio le nostre capacità di accoglienza. Se il Consorzio ha il ruolo di promuovere la denominazione, noi ci assumiamo l’impegno a dare visibilità alla zona di produzione. Del resto, si dice che l’unione fa la forza”.
Mercoledì 09 Dicembre 2009 09:09
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Una bottiglia di cognac Clos du Griffier 1788 (un anno prima della rivoluzione francese) è stata venduta per 25.000 euro. Questo uno dei risultati più clamorosi dell’asta dell’altro ieri a Parigi della cantina del celebre ristorante “La Tour d’Argent”.  La casa d’aste Piasa, che ha curato la vendita, ha annunciato che il ricavato della vendita all’asta delle 18.000 bottiglie tra vini e liquori della cantina ha superato i 1,5 milioni di euro. A decidere di smobilitare un patrimonio di 18.000 bottiglie su 45.000 del “tesoro” del ristorante che, dal 1582, si affaccia sulla Senna, con vista mozzafiato sulla cattedrale di Notre Dame, è stato Andrè Terrail, patron e figlio di Andrè, morto nel 2006. “Una strategia di marketing - spiega il proprietario André Terrail - per rilanciare l’istituzione parigina, inevitabilmente coinvolta dalla crisi generale. Il denaro ricavato dalla vendita sarà reinvestito in attività diverse del prestigioso locale, cantina compresa”. Oggi ne parla Le Figaro' in questo articolo

 

Martedì 08 Dicembre 2009 08:41

«Il vignaiolo si prende cura in prima persona della vigna, della cantina, della vendita" .Comincia cosi', con una sorta di auto-definizione, il Manifesto dei Vignerons d'Europe 2009 che si sono riuniti in 1000 in Toscana, come raccontavo nel mio precedente post. I mille vignerons provenienti da 20 paesi europei hanno approvato, in occasione di Vignaioli&Vignerons, evento promosso daRegione Toscana e Slow Food, la loro carta costituente. Essi “chiedono alle autorità di non ostacolare il loro lavoro con regolamenti adatti all’industria ma non alle loro particolarità”, con l'obiettivo di realizzare una viticoltura sostenibile, che non guardi solo alla qualità del prodotto finale ma anche a pratiche virtuose. Il vignaiolo, come agricoltore, "si assume la responsabilità di preservare e migliorare la fertilità del suolo e l'equilibrio degli ecosistemi, si impegna a rinunciare all'utilizzo di molecole e organismi artificiali e di sintesi con l'obiettivo di tutelare il vivente, e governa il limite in tutti i suoi impegni ricercando l'ottimo, mai il massimo". Un vignaiolo che si assume le responsabilità della propria attività nel rispetto dell'ambiente, ma anche della salute di chi beve il suo vino e dei destini della propria comunità e della terra. Per Roberto Burdese, presidente Slow Food Italia, «questo manifesto ha un importante significato perché, chi più chi meno, i vigneron già mettono in pratica le sue linee guida. I produttori che si sono riuniti in questi giorni stanno infatti creando un movimento che combatte l'omologazione e dà valore alle diversità, ma allo stesso tempo riesce a trovare punti in comune. Il manifesto oggi presentato deve essere letto come documento di una comunità di vigneron che considera ogni bottiglia di vino un prodotto culturale, fatto di storia, territorio, tradizione e identità".

Domenica 06 Dicembre 2009 09:52
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E' iniziato ieri 'Vignerons d'Europe': 1000 vignaioli da circa 20 Paesi, dalla Francia alla Georgia passando per la Germania fino alla Romania, riuniti in Toscana fino al 7 dicembre per discutere di sostenibilita' ambientale, sociale ed economica della vitivinicoltura, nonche' di qualita' della produzione enologica europea.  Domani verrà presentato il Manifesto europeo per una vitivinicoltura sostenibile (Firenze, ore 9.00 nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio). Seguira', dalle 14.00 alle 20.00 in piazza della Santissima Annunziata il Mercato dei Vignerons d'Europe.  Per chi non puo’ andare in questi giorni in Toscana segnaliamo il bell’articolo di questa mattina sulla Stampa “Il vino non è un marchio” che riassume i temi della prima giornata di lavori. L’evento è organizzato da Slow Food. Carlin Petrtini, presentandolo ha ricordato come “la situazione dell'agricoltura non è mai stata così drammatica come oggi e anche una punta di diamante come il vino soffre. Un piccolo produttore piemontese, un vignaiolo appunto, mi ha spiegato come le bottiglie esportate non vengono pagate e il mercato interno ha perso il 50%. Se poi si va a vendere, per un vino doc piemontese vengono offerti 0,50 centesimi al litro”.  Per Petrini “se il mondo del vino organizzato ha la forza necessaria e i produttori più grandi possono fare anche marketing all'estero, per i piccoli questo non è possibile. Per questo abbiamo deciso di creare un'iniziativa vicina ai più deboli, che fosse dalla parte dei Vignaioli e dei Vignerons. Occorre - ha concluso - mettersi tutti insieme a partire dai territori, e avere la capacità di fare squadra quando si va in giro per il mondo. I piccoli produttori non possono essere gli unici a pagare la crisi”.
(Per saperne di più sull’incontro dei Vignerons d'Europe, potete andare sul sito dell’organizzazione vignaiolievignerons.)

Mercoledì 02 Dicembre 2009 07:32
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Il ristorante la Tour d'Argent, forse il più noto di Parigi, mette all'asta circa 18.000 bottiglie di vino e bevande alcoliche tra le 450.000 che conserva nella sua prestigiosa cantina.  Se non avete ancora organizzato il vostro “ponte” di Sant'Ambrogio-Immacolata, l’occasione vale la pena per fare un salto nella capitale francese. L’asta si terra' lunedi' 7 e martedi' 8 dicembre. La Tour d'Argent, come scrive Le Monde,  punta a un ricavato di almeno 1 milione di euro. Tra le bottiglie, marchiate con l'etichetta ''La Tour d'Argent'', ci sono prestigiosi vini della Valle del Reno, Bordeaux, Borgogna e Alsazia. Secondo gli esperti di Aymeric e Alex de Clouet, i prezzi dovrebbero essere piuttosto accessibili, a partire da 10 euro. 
Inaugurato nel 1582, il ristorante alcuni anni fa è stato rinnovato sempre con grandissimo sfarzo, con una spesa di circa 4milioni di euro. Ma in tempi di crisi per i ristoranti di tutto il mondo è difficile tenere i conti a posto e così, crediamo, ecco l’idea di “alleggerire” la cantina e fare cassa.

Martedì 01 Dicembre 2009 07:32

Formaggio di Fossa di Sogliano, Marrone di Combai e Aglio bianco Polesano, sono i prodotti italiani da ieri tutelati da imitazioni e falsi in Europa.  Salgono così a 850 le eccellenze agroalimentari tutelate. Ecco cosa sapere per non farsi prendere in giro dai negozianti senza scrupoli:

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MARRONE DI COMBAI (Igp)- E' prodotto solo  nel territorio della Comunita' Montana delle Prealpi Trevigiane (Cison di Valmarino, Cordignano, Follina, Fregona, Miane , Revine Lago, Sarmede, Segusino, Tarzo, Valdobbiadene e Vittorio Veneto.

Immagine di anteprima per agliopic.jpgAGLIO BIANCO POLESANO (Dop) - Di colore bianco, brillante e uniforme, la zona di produzione comprende molti comuni del Polesine. La confezione deve essere come quella che vedete a fianco

 

 

Immagine di anteprima per 03a.jpgFORMAGGIO DI FOSSA DI SOGLIANO (Dop) -  Il Formaggio di Fossa di Sogliano deve il nome al fatto che la sua stagionatura avviene in ambienti sotterranei speciali - le fosse -  scavate nel tufo del paese di Sogliano al Rubicone, paese della provincia di Forli'-Cesena, al confine con i territori delle Province di Rimini e Pesaro-Urbino, che rappresentano la zona tipica di produzione.  

 



 

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