Buon cibo, qualche bicchiere di vino italiano e grandi amici sono la cura migliore per ogni depressione. E anche un po' di tifo sportivo (in questo caso per la Roma) non guasta. E' la ricetta del prossimo film (“Eat, Pray, Love” : mangia, prega, ama) di Julia Roberts girato in parte in Italia. Il trailer è da poche ore visibile sul sito della Sony Pictures e nella parte finale (intorno al secondo minuto) ci sono le immagini della pasta e del vino. Luoghi comuni, sicuramente. Ma da che mondo è mondo un po' di tranquillità dinanzi a un piatto fumante di spaghetti cura ogni malinconia. Julia nel film interpreta Liz, che – come leggo dal sito cinezapping - vive ha New York ed ha una vita praticamente perfetta, un matrimonio perfetto ed un lavoro perfetto. Ma improvvisamente sente di non essere felice di quel che ha, decide di lasciare ogni cosa, si separa dal marito e parte alla ricerca di se stessa. Questo viaggio la porta in Italia, tra buon cibo e grandi amici. Poi in India, dove Liz impara la meditazione grazie all’aiuto di un idraulico neozelandese. L’Indonesia la porta da un vecchio sciamano, che le insegna a ricominciare, superando la tristezza e la solitudine.

E’ Federico Ferro il vincitore del terzo campionato mondiale di pesto al mortaio, che si è svolto ieri a Palazzo Ducale a Genova. Genovese, 41 anni, farmacista di Sestri Levante, ha partecipato con il vecchio mortaio di famiglia, “spinto dalla grande passione per la cucina”. In una sala profumata di basilico gli è stato consegnato il Pestello d’oro del vincitore (vale 2mila euro) dal giornalista Bruno Pizzul, indimenticabile voce dello sport televisivo. E così il pestello d'oro torna a casa, dopo che per due anni era emigrato addirittura negli Stati Uniti (aveva vinto una californiano di origine coreana). Alla gara hanno partecipato i 100 concorrenti selezionati in tutto il mondo. Repubblica in cronaca di Genova l’ha raccontata oggi con una intera pagina. Leggo tra l’altro: “ L'impegno è ammirevole: c'è chi agita indiavolato il pestello con una forza e un ritmo forsennati, chi invece muove lo strumento quasi con dolcezza. Le ricette sono personali. Qualcuno mette prima gli ingredienti "bianchi" e solo in un secondo tempo il basilico, altri fanno il contrario. Tra i tavoloni girano i trenta membri della giuria a controllare. Quaranta minuti di sforzi, di assaggi, di correzioni. Poi entrano in azione ancora i giurati, per l'assaggio decisivo”.
La gara è stata durissima, i giudici severissimi, la tensione, pur essendo un gioco, altissima. Io sono passato durante la finalissima dei 10 migliori. Avevano 40 minuti di tempo per fare del loro meglio. Mi sono bastati per fare un po’ di domande agli organizzatori del premio (i simpaticissimi soci fondatori dell’associazione PalatiFini Roberto Panizza, Sergio Di Paolo, Sara Di Paolo, Mauro Cavallero, Maria Irene Sassi e Gianni Arimondo).
Ma nella vita, oltre fare e mangiare pesto, cosa fate? Lavori seri: gioielliere, manager di aziende, esperti di marketing e ovviamente c’è qualche chef professionista e qualche vivaista.
Perché campionato mondiale? Perché il pesto è davvero mondiale. E’ il secondo-terzo condimento usato al mondo, il primo crudo. Se la batte con maionese e ketchup. E poi per questa gara arrivano da tutto il mondo. Quest’anno abbiamo concorrenti da Giappone, Usa, Equador, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Grecia e Sri-Lanka.
Immagino, come per tutte le degustazioni, che il giudizio tenga conto del sapore. Certo, deve essere equilibratissimo. I rischi sono il troppo sale (e purtroppo non si puo’ far nulla se si sbaglia) e il troppo aglio. Però in questo caso si puo’ correggere con i pinoli.
Poi l’aspetto. Non deve essere cremoso, né con i pezzettini di foglia del basilico.
E infine il colore. Chiaro, perché non deve ossidare. Se è scuro può anche essere stato fatto non con il basilico dop delle nostre zone.
Ma se volete la ricetta vera del vero pesto, eccola qui ed ecco qui anche il mio post di qualche giorno fa col divertentissimo video di presentazione del campionato.

Ratanà è un ristorante (cucina milanese) aperto da poco a Milano da due simpatici soci in una palazzina che 100 anni fa era un casello delle ferrovie. E’ all’interno di un bel parco dedicato ai diritti dei bambini, circondato – ma non oppresso- dalla nuova Milano che sta sorgendo in vista dell’Expo 2015. Per saperne di più andate al sito del ristorante o aspettate in edicola il Gambero Rosso di aprile (in edicola dal 26 marzo) con la nostra scheda sulla cucina di Cesare. Qui vi segnalo l’ultima pagina del menu con gli sconti. Divertentissima, così come la prima pagina della carta dei vini dedicata a Giovanni Trapattoni e alla sua famosissima sfuriata contro il giocatore Strunz definito “bottiglia vuota”. Ma ecco gli sconti previsti per le seguenti categorie:
Assolutamente geniale l’idea di marketing. Complimenti!

Una donna che sa destreggiarsi abilmente tra calici di Brunello e Barolo, carte dei vini e terminologia da sommelier? E’ decisamente sexy. Lo afferma il 91% dei maschi eno-appassionati italiani che hanno risposto al sondaggio della testata specializzata Winenews. Se l’interesse dell’universo femminile per l’enologia è in continua crescita - il 74% delle donne che ha risposto ha frequentato corsi di degustazione, il 49% acquista spesso guide e riviste sul vino, il 73% consulta quotidianamente siti e blog specializzati - il mondo maschile sembra guardare al fenomeno con interesse e curiosità.
L’inchiesta ha coinvolto 1.789 enonauti (amanti di vino & web), proponendo quesiti differenziati per uomini e donne. Le donne non si limitano alla teoria: al 52% degli enonauti che hanno partecipato al sondaggio è capitato ogni tanto di andare a cena al ristorante con una donna che ha voluto scegliere personalmente il vino, mentre all’11% è successo molte volte. Il 37% ha invece risposto di non essere mai usciti con signore che si siano fatte avanti per scegliere in autonomia la propria etichetta preferita dalla lista dei vini.
Intanto le donne non nascondono un interesse crescente per il mondo dell’enologia: il 74% delle signore che ha risposto al sondaggio afferma di aver frequentato un corso di degustazione, a fronte di un 26% che non l’ha mai fatto. Il 49% acquista spesso riviste o guide specializzate sul vino, il 38% ogni tanto e il 13% mai. Il web si conferma una delle principali fonti di informazioni: ben il 73% delle donne intervistate consulta quotidianamente siti e blog dedicati al vino, il 26% ogni tanto e solo l’1% di chi ha risposto dichiara di non leggerli mai. Ma le donne non si limitano alla conoscenza virtuale: il 51% acquista almeno 4-5 bottiglie di vino al mese, il 25% circa 10 bottiglie al mese, mentre il 24% si limita a 1 o 2 bottiglie al mese. E al ristorante? Ben il 41% delle donne afferma di scegliere spesso il vino quando esce a cena con il compagno o con gli amici, il 31% afferma addirittura di sceglierlo sempre, e il 23% ogni tanto. Solo il 5% delle donne che hanno risposto al sondaggio non sceglie mai il vino quando mangia fuori.
Ma cosa pensano veramente gli uomini delle donne esperte di enologia? Alla maggioranza schiacciante di chi ha risposto (91%) piacciono molto, mentre rimane indifferente un modesto 9%. Nessuno afferma di non gradire, anzi: le signore che si interessano al vino sono considerate sexy, intelligenti, curiose e affascinanti. Può essere una passione da condividere all’interno di una coppia, sottolineano in molti, oltre ad un inesauribile argomento di conversazione ed una buona scusa per fare insieme degustazioni e viaggi alla scoperta di vitigni e territori.
Eppure l’altra metà del cielo non sembra completamente d’accordo con questa interpretazione. Alla domanda su come gli uomini giudichino le donne esperte di vino, le signore che hanno risposto al sondaggio lamentano una certa resistenza da parte del mondo maschile. Se esistono, è vero, uomini intelligenti che sanno apprezzare e rispettare una donna che ne sa più di loro, la maggior parte giudica con altezzosità e diffidenza le signore preparate sull’argomento vino. (Fonte: comunicato stampa Winenews; foto da: winecountry.it)
Si', avete letto bene il titolo. Esiste perfino il campionato di pesto genovese da fare rigorosamente rispettando i canoni della tradizione e, ovviamente, faticando di braccia al mortaio. Il campionato si svolgerà sabato mattina al Palazzo Ducale di Genova. Un centinaio i concorrenti provenienti da mezzo mondo. Esibizione in mattinata anche di bambini. In attesa di sapere chi vincerà, godiamoci il divertente promo della manifestazione. Per saperne di più clicca qui.

Nel giro di pochi mesi le bottiglie di champagne saranno più leggere. Ieri il Comite' Champagne, che riunisce tutte le Maison e tutti i viticoltori della Champagne, ha annunciato il lancio ufficiale di un nuovo standard di bottiglia per ridurre le emissioni di CO2 della filiera. (Riprendiamo la notizia dal lancio dell'agenzia AFP.) L'uso della nuova bottiglia, che riduce il peso di 65 grammi, passando dai 900 a 835 grammi, ridurrà le emissioni di CO2 di 8.000 tonnellate, equivalenti alle emissioni di 4.000 automobili per un anno. La nuova bottiglia mantiene la performance, la sicurezza e la linea della storica bottiglia. E' stata progettata per resistere alla pressione di 6 atmosfere e per sopportare ogni stadio della produzione e del trasporto. Dopo i test svolti in collaborazione con i produttori francesi di vetro e sperimentazioni presso numerosi operatori per validare dal punto di vista tecnico la bottiglia da 835 grammi, il Comité Champagne ha approvato l'uso della bottiglia leggera per tutta la regione. La regione della Champagne - informa una nota del Comite' e' stata la prima a varare nel 2002 un piano per la sostenibilità ambientale per tutta la filiera fissando con l'obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 25% entro il 2020. La nuova bottiglia leggera rientra nelle azioni che contribuiranno a raggiungere questo obiettivo.

Presto oggi il mio spazio quotidiano a Igles Corelli, uno dei più bravi "maestri" del mondo della cucina italiana. Un grande chef, un uomo ricco di cultura e umanità, circondato da un bella famiglia di artisti in erba. E, oltretutto, un amico. Sono stato da Igles alle Tamerici sabato e Alessandro Zini ha fotografato lo chef dinanzi a questa grande scultura di Tonino Guerra. "Cosi' il 16 faccio gli auguri a Tonino che compie 90 anni", ha detto Igles. E allora anche noi ci associamo agli auguri per un uomo che molti conoscono solo per una fortunatissima pubblicità ("l'ottimismo è il sale della vita"), ma che nella vita ha fatto molto e molto altro ancora e che merita tutta la nostra ammirazione. Oltre gli auguri di tutto il Gambero Rosso.
PER SAPERNE DI PIU' SU TONINO GUERRA.

Troppo alcol in corpo? Arriva il naso-spia che rallenta o addirittura blocca l'autovettura in caso il conducente abbia bevuto troppo. Grazie a tre sensori, il dispositivo in grado di 'stanare' gli ubriachi alla guida, e denominato 'Angel', acronimo di Analizer gaz espiratory level, controlla ogni 10 secondi il tasso alcolico dell'automobilista ma potrebbe essere anche adattato per il controllo degli stupefacenti assunti sempre da chi guida. Lo strumento è stato messo a punto da Gianfranco Azzena (nella foto tratta da estense.com), docente di Chirurgia generale nell' Ateneo di Ferrara con l'ingegnere padovano, Antonio La Gatta. Presentazione prevista al prossimo Expo di Shanghai assieme ad altre 264 invenzioni italiane.

A Washington stanno diventando sempre più popolari le serate dove e' il cuoco a scegliere la clientela. L'atmosfera ricorda vagamente quella di 'Eyes Wide Shut' (foto), l'ultimo film del grande regista Stanley Kubrick, col cibo al posto del sesso: gli invitati sono informati solo all'ultimo momento su dove e come avverrà la raffinata avventura gastronomica. Gli invitati ricevono per email un codice segreto che consente di collegarsi ad un sito Internet contenenti le informazioni necessarie per partecipare all'evento. Un esempio tipico di ristorante underground e' Orange Arrow, creato da un rinomato chef che desidera pero' restare anonimo, informava ieri l’agenzia Ansa riprendendo un articolo del quotidiano Washington Post sul fenomeno. Gli inviti alla cena sono stati inviati personalmente dal cuoco, via email, ad un gruppo selezionato di raffinati buongustai disposti a pagare 125 dollari a testa per ottenere accesso all'evento. Ma i biglietti d'invito sono personali, viene ammonito. Non possono essere ceduti ad altri o, ancora peggio, messi in vendita su Internet. ''Desideriamo solo gente molto interessante'', e' la spiegazione degli organizzatori. Gli invitati selezionati ricevono un codice che consente un accesso online al sito dove sarà rivelata la località e la data della cena. Molti ristoranti underground chiedono ai clienti una 'donazione' per aggirare i problemi legali creati dalla mancanza di licenza per vendere cibo o alcolici. La cena assume quindi lo status di un party privato: anche perche' in realtà e' proprio questa l'atmosfera dei ristoranti underground. Molti degli invitati si conoscono tra di loro e questo aumenta il senso di 'rito segreto' della cena col codice. Un meccanismo simile e' seguito da 'Hush', partito da una lista email di 300 persone disposte a pagare tra i 50 e i 75 dollari a testa per partecipare alle cene super-esclusive che si svolgono in residenze private di Georgetown, il quartiere più elegante di Washington. ''Il numero delle richieste che riceviamo e' incredibile - conferma una signora che dice di chiamarsi Geeta che dal suo appartamento organizza le attività del ristorante segreto - tutti sono curiosi di partecipare alle nostre cene''. Le cene di Hush si svolgono circa quattro volte al mese: solo una ventina di persone sono ammesse a ciascun evento. Il partecipante tipico: un amante della buona tavola stufo della noiosa routine dei ristoranti aperti a tutti.

Fifteen, il ristorante fondato da Jamie Oliver per utilizzare la formazione professionale nei settori della cucina, dell’ospitalità e dell’accoglienza, quali strumenti in grado di aiutare giovani con problemi di disagio, emarginazione, devianza, stringe ancora di più il suo rapporto con San Patrignano. Il menù del mese di marzo, presentato dal ristorante londinese (15 Westland Place London N1 7LP – tel 0044 203 375 1515) riserva ampio spazio ai cibi e ai vini creati dai 1500 ragazzi di San Patrignano. Tra gli antipasti è offerto un piatto a base di salumi di mora e un pecorino stagionato nelle vinacce. Un pecorino è utilizzato anche per il risotto ai carciofi e il prosciutto di mora fa la sua apparizione negli involtini di rana pescatrice. Mentre nella carta dei vini si può sceglire un 100% Sangiovese come l’Aulente. Da Londra gli operatori di Fifteen sottolineano anche le evidenti similitudini tra la loro fondazione e San Patrignano, per quanto riguarda l’utilizzo della formazione professionale nei confronti dei giovani e sulla ricerca di qualità e sostenibilità nell’alimentazione e nella filiera produttiva dei cibi.
A Fifteen i giovani vengono infatti preparati a diventare chef, oppure si orientano sulle altre specializzazioni della cucina come il forno, la macelleria o comis di partita. Lo spiega con chiarezza Angela Morris, direttore di marketing di Fifteen: “San Patrignano è un'ispirazione per molti di noi a Fifteen. Il lavoro che fanno per trasformare le vite di questi ragazzi è incredibile. Anche se è un nome molto conosciuto in Italia, San Patrignano non ha la stessa notorietà nel Regno Unito e speriamo che, usando questo mese per fare assaggiare i loro prodotti, potremo fare almeno qualche piccolo passo in avanti per fare conoscere la comunità anche nel nostro Paese”.E per tutto il mese, tutti i clienti del ristorante potranno osservare una serie di gigantografie che compongono una mostra fotografica chiamata "Life at San Patrignano". La mostra è stata studiata e realizzata dall'agenzia di comunicazione di San Patrignano guidata dal creativo Bruno Stucchi. (La notizia è tratta dalla newsletter di Squisito!)
Per una volta non parliamo di vino, né di cibo. Parliamo di giornali. Lo spunto arriva dal premio Ferrari “Titolo e Copertina dell'Anno” istituito dalla casa trentina di metodo classico per premiare la creatività e la fantasia nei giornali. Il Corriere Magazine ha conquistato la terza edizione della Copertina dell’Anno e il Manifesto s’è aggiudicato il Titolo dell’Anno. Così ha deciso la giuria del Premio Ferrari . A entrambi i vincitori, proclamati dal Presidente delle Cantine Ferrari Gino Lunelli al termine di un talk show condotto da Emilio Carelli, direttore di Sky Tg24, andranno 1.000 bottiglie di Ferrari Brut. Il supplemento del Corriere della Sera, ora tornato a essere, come molti anni fa, Sette, si è imposto con una copertina di grande raffinatezza dedicata al razzismo: una copertina che, racconta come, al di là di tanta ipocrisia di facciata, gli italiani siano tutt’altro che ben disposti verso la nuova immigrazione - come sottolineato dal direttore, Giuseppe di Piazza, alla consegna del Premio. Il Manifesto s’è aggiudicato il Titolo dell’Anno con “Indovina chi viene a cena”, pubblicato in prima pagina il 5 novembre 2008. Utilizzando con intelligenza e efficacia il titolo di un famoso film di Stanley Kramer (1967), il Manifesto racconta nell’essenzialità la storica svolta nella storia americana con l’ingresso alla Casa Bianca di Barack Obama, primo presidente di colore degli Stati Uniti.

Grido d’allarme degli chef francesi che per la prima volta si riuniscono a congresso per dire che loro non sono peggio dei colleghi spagnoli e italiani. Insomma, la Francia si sente sempre piu' a disagio per il successo eno-gastronomico di Italia e Spagna e vuole adesso partire al contrattacco puntando a ringiovanire l'immagine della sua cucina nel mondo. ''Si', la cucina francese e' moderna'', affermano dodici dei piu' celebri chef francesi che intendono valorizzare all'estero l'immagine della cucina transalpina, spesso considerata come meno moderna e creativa rispetto alle rivali di Italia e Spagna. ''Zoccolo duro della gastronomia'', la cucina francese deve recuperare la sua ''leadership'', afferma questo gruppo di chef, guidati dai celebri Alain Ducasse (nella foto) e Joel Robuchon e riuniti in ''Cuisine de France'', una nuova associazione presentata ieri in occasione del Sirest, il salone della ristorazione a Villepinte, nei pressi di Parigi. ''Altrove nel mondo, hanno un'immagine vetusta della nostra cucina, rivolta verso il passato, senza inventiva'', deplora Robuchon, mentre i ''media consacrano la Spagna o l'Italia come leader mondiali in materia'', gli fa eco Alain Ducasse, secondo cui bisogna ''meglio occupare il terreno in termini di comunicazione''. Ducasse vuole valorizzare la cucina a tutto tondo, quella dei prodotti di qualita', non soltanto dell'alta gastronomia. Per Thierry Marx, un altro celebre chef transalpino, ''non c'e' conflitto tra tradizione e modernita'''. E ancora: ''Bisogna mostrare che la cucina francese e' moderna e che la Francia si piazza nel pianeta cucina''. A settembre, 'Cuisine de France' presentera' la sua nuova strategia di comunicazione per rilanciare la cucina francese nel mondo.



L’otto marzo è ormai un rito spento, ma forse nel mondo della grande cucina vale ancora la pena ricordare la data. Infatti non sono tantissime le donne a capo di grandi brigate di cucina. E’ un lavoro faticoso, viene detto. E poi ci vuole un grande carattere per essere a capo – fare lo chef, appunto – di una squadra complessa come quella che opera in cucina. Proprio questa affermazione, mi fa invece pensare che forse in cucina ci vorrebbero più donne. Intanto auguri alle “Signore Tre Forchette”: Valeria Piccini, le sorelle Lina e Maria Fischetti, Fabrizia Meroi (nella foto col marito), Annie Feolde (prima a sinistra).

Auguri anche a Roberta Corradin, collaboratrice del Gambero Rosso e autore di uno dei libri più belli sull’argomento: Le cuoche che volevo diventare (Einaudi). Copio dalla quarta di copertina: banale ma vero. La parola chef non ha femminile. Ma se nessuna donna è chef, allora tutte sono cuoche: stellate o no, si raccontano alla pari attraverso il cibo che cucinano. In un mondo della ristorazione tutto al maschile stelle, forchette, cappelli e allori non salvano nemmeno Nadia Santini o Carme Ruscalleda dal sospetto di trascurare la famiglia per la mania di cucinare. C'è Amina, che parla solo arabo, eppure è lei che insegna all'autrice la cucina marocchina a Fez; c'è Beth Partridge, che cucina italiano in un ristorante di Chicago, sognando l'Italia dove non è mai stata; c'è Margherita, maestra a Modica di quel che suo figlio, lo chef Carmelo Chiaramente, definisce "la cucina imperfetta delle madri". C'è Sadja Masshour, insegnante di francese fuggita dall'Afghanistan che ora cucina mantu e ashak nel suo ristorante a Parigi. C'è Jody Williams, che in Italia era "l'americana" ma a New York fa la cucina che ha imparato dalle casalinghe italiane. E proprio perché questo libro vuole essere fedele al gap linguistico per cui nessuna donna è chef, vi si trovano raccontate e ritratte anche le cuoche domestiche, maestre anonime di gesti e virtù, con le loro ricette più riuscite e i loro trucchi del mestiere. Un viaggio da Modica a Fès, da Barcellona a New York, da Lione a Samoa nel mondo della cucina al femminile.

In bocca al lupo a Laura Trevisan, la simpatica ragazza che ha vinto la selezione italiana di San Pellegrino Almost Famous Chef e che oggi a Napa, in California, sfiderà i concorrenti del resto del mondo per conquistare 20 mila dollari e uno stage di un anno presso un famosissimo chef. Sull’argomento vi rimando all’articolo del nostro sito.

E, per finire, gli auguri di uno chef importante a tre colleghe. Sono stato ieri sera a cena da Moreno Cedroni che ha aperto il Clandestino a Milano all’interno della Mason Moschino, elegantissimo hotel appena inaugurato nella città della moda. Allo scoccare della mezzanotte ho chiesto a Moreno di fare gli auguri di buon Otto marzo a tre chef donne. “Visto che siamo a Milano, auguri a Nadia Moroni compagna di lavoro e di vita di Aimo; auguri a Viviana Varese, del ristorante Alice, di cui sentirete parlare perché brava; auguri a Viviana Lapertosa, la cuoca della porta accanto, e alla sua rubrica sul Gambero Rosso”.

L’argomento è vecchio, ma ogni volta i dati lasciano a bocca aperta. I ristoratori di Venezia –una delle città più care del mondo – guadagnano quanto un operario. Sarà mai possibile? Se lo chiede il procuratore aggiunto Carlo Mastelloni che sta analizzando i dati. Come ci racconta questo articolo del Corriere della Sera.










vi siete scordati sulla clasifica dei nuovi mostri...
Dovremmo valorizzare di piu' la cucina italiana al...
Mi associo per gli auguri al mitico Tonino Guerra...
Come si suol dire, la concorrenza migliora l'offer...
noooooooooooo! vi prego!...