Birraio dell’Anno: Firenze oltre le cantine

Al di là dell’Arno, si erge la Porta San Frediano pilastro del quartiere del Pignone, un tempo il polo industriale di Firenze. Un piccolo passaggio conduce a uno dei complessi architettonici più bislacchi della città: Gazometroil gazometro. Più barocco del fratello romano – forse per quelle punte a goccia rivolte verso l’alto, simili a una fiaccola – una struttura circolare di ferraglia e muratura, circondata da una serie di colonne. Architettura a parte, Firenze splende per i suoi vini di alta qualità conosciuti in tutto il mondo. Nonostante il patriarcato del vitigno sangiovese domini la scena, esiste una tradizione più che decennale, che ha portato la Toscana ad affermarsi come terza regione in Italia per numero di birrifici artigianali, infatti, non è un caso che il premio per il Birraio dell’Anno venga assegnato tutti gli anni proprio qui in città.

A due passi dall’eccentrico complesso, sotto un edificio del Trecento, si trova l’unica realtà di produzione di birra e mescita diretta di Firenze: il Bovaro. Una musica jazz avvolge tavoli e sgabelli di legno, che si amalgamano con l’ambiente rustico dominato dal cotto e dalla pietra. Tutto è cominciato per scherzo – racconta Daniele Venturi, proprietario e mastro birraio – un incontro casuale a una mostra canina (il Bovaro è un cane da montagna bernese). Tre le varie tipologie di birre proposte: la Riki una chiara tipo pils, l’Axel una doppelbock, Titan una red ale e infine la Ruat una strong bock. Queste seguono un processo di lavorazione tradizionale dallo schiacciamento del malto, alla bollitura con il luppolo, alla fermentazione e maturazione. Il prodotto viene così spillato direttamente dove nasce, senza essere sottoposto a pastorizzazione o ad altri trattamenti per la lunga conservazione.

Dietro Piazza Santa Croce si trova il Beer House Club. Il loro motto – forse un avvertimento per i neofiti – è “il doppio malto non esiste”. Un’ampia lavagna porta il nome di “The wall of pleasure”, segue una lista di birre, birrifici, stili e provenienze da tutto il mondo. Una selezione di dodici birre alla spina e un centinaio di etichette in bottiglia: le IPA del Birrificio del Ducato e dell’’Eremo. le sour ale o birre acide di stampo belga, le stout inglesi e le weisse e le bock tedesche. L’ultima etichetta appartiene a uno di quei pochissimi stili veramente americani: la Steam Beer (o vapore di birra). Il nome deriva dal fatto che quando il mosto caldo viene versato nelle vasche, sul tetto della birreria si crea una grande quantità di vapore producendo così una birra dall’amaro spiccato, simile ad una lager, ma con sentori di frutti tipici delle Ale.

Lasciate alle spalle le viuzze del centro storico, oltre lo snodarsi dell’Arno, si giunge a Coverciano, sede dell’evento brassicolo più importante d’Italia: Birraio dell’Anno. Un evento ideato e organizzato da Fermento Birra, il network nazionale dedicato al mondo del malto e del luppolo. Una sorta di “pallone d’oro” – così lo definiscono gli amanti – un riconoscimento volto a premiare un birraio per il lavoro svolto durante l’anno, la sua bravura tecnica, la sua filosofia e la costanza nel creare prodotti di qualità. Tre giorni, dal venerdì alla domenica. Venti birrifici e novanta giudici, i quali al termine della terza giornata, avranno il compito di decretare il Birraio dell’Anno e il Birraio Emergente. Ed è proprio il terzo giorno l’evento più atteso. È domenica ed è appena passata l’ora di pranzo, ma l’entrata dell’ObiHall ancora trabocca di gente. C’è chi finisce l’ultimo sorso, chi con vorace foga afferra un panino unto, corposo e laidamente accattivante con entrambe le mani e chi invece si gode una pausa dalla staffetta ai birrifici accendendosi una sigaretta. Si apre il tendone e si entra a Birraio dell’Anno. I birrifici occupano il centro del teatro e file di ragazzi con il bicchiere asciutto e gettoni suonanti tra le dita, si affrettano per prendere il prossimo assaggio. Dal palco è stato pronunciato il nome del birraio dell’anno: Josif Vezzoli del birrificio piemontese Birra Elvo. Birraio dell'anno-JosifUn birraio che ha preferito ignorare le mode ed elogiare lo stile tedesco. La storia di Josif è semplice e genuina come le sue birre. Da fonico, progettista nella vita precedente ad artigiano della birra. Il suo unico obiettivo: puntare sulla purezza delle materie prime, in particolare l’acqua. Il birrificio Elvo, infatti, ha sede in una frazione di Graglia, dove l’acqua delle sorgenti si dice sia tra le più leggere d’Europa. Dallo stile più antico e nobile delle birre di stampo tedesco si passa a quelle eccentriche e sperimentali di gusto americano. Berretto e felpa nera, quest’ultima con il logo del suo birrificio: Ritual Lab. Il romano Giovanni Faenza trionfa come Birraio Emergente. Birraio Emergente-Giovanni FaenzaUn pizzico di inventiva e modernità hanno portato Ritual Lab in soli quattro anni a passare dalla scuola di formazione e beer firm, a diventare prima birrificio a Formello e poi casa della birra con Ritual Pab a Roma. Quest’ultimo, un progetto che coniuga birra e food, valorizzando le materie prime di entrambi con salse a base di mosti di birra abbinati a piatti appositamente studiati. La loro visione? Birra e arte. Dietro ogni piatto c’è una birra, dietro ogni birra c’è dell’arte. Una contaminazione evidente già al primo sguardo, ogni nuova bottiglia è brandizzata dalla creazione apposita di un’artista. “Ogni etichetta ha un’anima, una storia ed è legata fortemente al prodotto che veste” così Giovanni – spillandosi una birra per festeggiare – racconta la sua visione. Del resto, in cantina come in birrificio, l’obiettivo è sempre lo stesso: creare e trasmettere un’idea, un valore e un’emozione nascosta, l’importante è strappare un sorriso al primo sorso.

Il Bovaro – via Pisana 1/r Firenze – Tel. 055 220 7057

Archea Brewery – via dei Serragli 44/r, Firenze – Tel. 347 711 0239

Beer House Club – Corso dei Tintori, 34/r, 50122 Firenze – Tel. 055 247 6763

Teatro ObiHall – via della Casaccia, 17, 50136 Firenze – Tel. 055 650 4112

 

 

A cura di Valeria Roberto

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