Quarantotto ore in Slovenia: viaggio tra paesaggi silenziosi e dolci tipici

Il profumo di cannella che invade le narici, il fruscio lontano delle foglie nel bosco, la morbidezza del pane appena sfornato e il cinguettio frenetico dei passerotti affamati.
Questi sono i dettagli che compongono la magia del risveglio in Slovenia.
La piccola regione, incastrata tra Italia, Austria e Croazia, sta vivendo un periodo di grande crescita grazie all’ampia varietà di paesaggi, attività estreme all’aria aperta e prodotti enogastronomici.
Incuriositi, decidiamo di partire in direzione Bled, soprannominata “perla alpina”.7
Abbiamo a disposizione due giornate e cercheremo di sfruttarle al meglio delle nostre possibilità.

Iniziamo con la visita al lago di Bled: una macchia blu scuro di origine glaciale accerchiata da imponenti Alpi e fitti boschi di abeti. E’ un soleggiato venerdì autunnale, il clima è mite e regna un silenzio a tratti surreale. La frenesia dell’arrivo viene placata dalla quiete. Ci lasciamo incantare dal paesaggio e dai contrasti di colore che si riflettono simmetricamente sul lago.
Sulla riva vediamo delle piccole imbarcazioni in legno; veniamo accolti da Janez, un uomo del posto che naviga le acque del lago da oltre vent’anni. Senza pensarci due volte decidiamo di salire a bordo. “Questa tipologia di barca si chiama “pletna” e ha origini tedesche, si caratterizza per la forma molto piatta e poco profonda” spiega Janez.
Per ogni nostro minimo movimento, la barca oscilla a destra e sinistra quindi cerchiamo di fare del nostro meglio per restare immobili, approfittandone per fargli qualche domanda.
Dice di aver ereditato il mestiere da suo nonno, in tutta Bled sono soltanto 25 le famiglie che possono guidare queste imbarcazioni. Racconto dopo racconto, spinti dolcemente dai grandi remi in legno, arriviamo al centro del lago dove si trova l’unica isola di tutta la Slovenia.

Lasciamo l’imbarcazione dirigendoci a piedi verso il punto più alto; dopo 99 gradini arriviamo all’antica chiesa gotica costruita nel 1465. Proprio mentre osserviamo la bellezza del campanile, la nostra attenzione viene catturata dal profumo di burro che ricorda la pasta sfoglia appena sfornata. Seguiamo così il nostro fiuto e arriviamo in un piccolo bar che ha esposto serie infinite di torte. Decidiamo di ordinarne due ed ecco che inizia il nostro atteso tour gastronomico. La blejska kremna rezina è un dolce composto da due strati di pasta sfoglia, crema alla vaniglia e panna montata. Un guscio croccante con un ripieno cremoso: la giornata non poteva iniziare meglio.

Con la pancia piena e il sorriso torniamo a bordo della pletna. Janez ci accompagna al punto di partenza e ci fa notare il meraviglioso castello. Si narra che sia stato costruito nel 1011 d.C. con il nome di Castellum Veldes. Si trova a 130 metri sopra lo specchio del lago, arroccato saldamente su un’imponente e ripida rupe. All’interno si può visitare la cantina di vini conservati nelle botti di quercia; ogni visitatore può riempire la propria bottiglia e ricevere un certificato commemorativo.

Soddisfatti della giornata, ci dirigiamo verso il nostro hotel: una struttura che unisce un complesso di sei case sull’albero realizzate da artigiani locali con legno sloveno.
In mezzo al bosco di abeti rossi e accanto al fiume Sava, spunta la casetta in cui dormiremo.
Per cena decidiamo di restare nel ristorante dell’albergo dove, come secondo piatto, viene servita una “bistecca di squalo”. Squalo in Slovenia? Tutto è possibile e persone curiose come noi non potevano di certo rifiutare. Procediamo così all’assaggio. La carne è dura e stopposa, il sapore ricorda vagamente un trancio di pescespada insipido. Questa volta la nostra pancia non ne esce soddisfatta.
La mattina seguente ci svegliamo presto con lo stomaco che brontola. La colazione che ci attende farebbe invidia anche ai buffet più riforniti.
Brioche, crêpes, yogurt, strudel, crostate, ciambelle e ancora miele, confetture e cereali. Per non parlare poi della vera protagonista: la putizza, un pane dolce ripieno con crema di noci e cannella. Viene servito ancora fumante e tagliato a fette. Non riusciamo a resistere e prendiamo il bis, anzi, il tris (per l’avventura che ci attende servono energie).

Ci dirigiamo verso la riserva naturale di Bovec, dove si trova il percorso di zipline più grande d’Europa. Ben presto scopriamo di che avventura si tratta: veniamo legati con cinghie e ci disponiamo uno dietro l’altro. Di fronte a noi uno strapiombo di 150 m e un filo di acciaio che collega due montagne… ebbene sì, stretti ad una fune dobbiamo lanciarci nel vuoto.

Una spinta d’incoraggiamento e si parte. Stavolta nello stomaco ci sono le farfalle.
Dopo un’apnea iniziale, il respiro si fa sempre più ampio fino a sentire i polmoni pieni, il cuore sembra rallentare mentre gli occhi riflettono i colori della vallata. Le gambe dondolano nel vuoto e le orecchie sono tappate. Ecco come vivere la Slovenia: con la testa tra le nuvole.
Ormai si è fatta sera e rientriamo a casa. Per cena decidiamo di ordinare dalla cucina due cestini con prodotti tipici.
Nel primo si trova un ottimo gulash di cinghiale (davvero ottimo, altroché squalo) mentre nel secondo una porzione infinita di crauti, patate e fagioli. Con la pancia piena ci mettiamo sulla terrazza ad ammirare, ancora una volta, il panorama.
Prima di rimetterci in viaggio, ci fermiamo a salutare i proprietari della struttura, due giovani ragazzi che hanno ereditato l’attività dai genitori. Li ringraziamo per l’ospitalità e l’accoglienza promettendo di tornare al più presto.
Ci rimane soltanto un’ultima curiosità: la ricetta della putizza. Decido di chiederla personalmente alla cuoca del ristorante che, sorridendo, me la consegna riscrivendola su un pezzo di carta.
Si raccomanda di eseguire ogni passaggio in modo scrupoloso. L’impasto necessita di una corretta lievitazione e il ripieno deve avere la giusta consistenza.
Salutiamo così la Slovenia con il sorriso sulle labbra e la ricetta in tasca.

A cura di Elena Spisni

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