Firenze: le trappole hipster del “buon gusto”

the_key_of_awes.46b6a101825.originalLampredotto, peposo e pappa al pomodoro. Questi sono i piatti fulcro della cucina toscana, e come non dimenticare la fiorentina servita rigorosamente al sangue… No, così non va. Fermiamoci un attimo. Questo non è il solito articolo che vi illuminerà sulle perle culinarie di Firenze e dintorni, bensì uno sguardo diverso, curioso e sicuramente stravagante su una città che nasconde meravigliose trappole per arguti giovani, noti al grande pubblico come ‘’hipster’’. Per chi non lo conoscesse, l’hipster è un giovane, alternativo anticonformista della classe medio-alta, dall’abbigliamento rigorosamente rubato da H&M, avvezzo ad indossare pantaloni talmente attillati che potrebbero implodere in sé stessi in ogni momento, nonché alla continua ricerca di luoghi eclettici e stravaganti, dove l’importante non è più cosa mangiare bensì immortalare una foto del proprio piatto… il quale potrebbe anche fare totalmente schifo, ma questo non importa!
Le trappole del buon gusto, a Firenze come in ogni grande città, non sono di certo poche, ma quella che sto per raccontarvi mi è rimasta proprio nel cuore (o sullo stomaco, per rimanere in tema). Pranzo ad Amblé, oltre Ponte Vecchio, in una via che senza un cuore rosso dai bordi gialli disegnato alla sua entrata sarebbe stata introvabile (devo dire che anche il mio Google Maps ha avuto qualche difficoltà). Un incrocio tra uno stile eclettico come quello dei locali di Kreuzberg a Berlino, con tavoli e sedie raccattate ai mercatini delle pulci, messi lì con un senso illogico, e una proposta di cucina genuina, con prodotti locali e freschi. All’entrata si può ammirare una serie di cassette di frutta e verdura accatastate una di fianco all’altra, un’immagine che farà immediatamente illuminare gli occhi dei maniaci del Km0, ma solo quelli. Ci si accorge presto che qui ogni cosa è in vendita, ogni chincaglieria – dalle lampade, alle sedie, alle spille, ai portachiavi – è compresa di un cartellino con sopra il prezzo, persino il tavolo e la sedia su cui si è seduti (mi stupisce che anche il ventilatore della nonna fiorentina di fronte a noi non sia anch’esso in vendita, forse il prezzo sarà nascosto).
Passiamo ai piatti. Decido di ordinare un tramezzino con straccetti di maiale cotti a bassa temperatura, chiedendo di non aggiungere la maionese, al fine di assaporare la carne senza ulteriori condimenti. Arriva il piatto, l’aspetto non è dei migliori, del resto cosa ti aspetti, volevi la stravaganza, l’eclettismo, l’alternativo. Del resto è il gusto ciò che importa un bel tramezzino tagliato in due, dallo stile molto americano… eh no, non parlo della carne cotta a bassa temperatura, bensì del lago di ketchup che ne pervade l’interno. Errore mio, mi sono scordata di dove siamo, qui siamo alternativi. Se non vuoi la maionese, ci pensiamo noi a sorprenderti: un tocco di ketchup all’interno del tramezzino, e se non è abbastanza anche un bicchierino accanto che trabocca anche lui di ketchup, perché giammai potremmo lasciare le patate al forno senza una salsa d’accompagnamento. Mia nonna l’ha sempre detto: “Patate e ketchup e campi cent’anni!” Mandiamo giù il tutto con un bel caffè, il costo? Beh 2€, peccato che anche 1L d’acqua abbia lo stesso prezzo. Del resto si sa per fare una tazzina di caffè, c’è bisogno di una scorta d’acqua non indifferente. Amblé rimane un incompleto “vorrei, ma non posso”, sicuramente promosso a pieni voti come trappola hipster del buon gusto.

A cura di Valeria Roberto

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