Old Fashioned: il primo cocktail della storia

Homemade Old Fashioned Cocktail with Cherries and Orange Peel

Ci sono cocktails che durano lo spazio di una stagione, altri che sono di moda, l’Old Fashion è un’altra cosa. Indimenticabile, impeccabile nella sua struttura originale, elegante, secco e potente ha sempre trovato il suo apprezzamento.
Probabilmente il primo cocktail della storia, appare così il 13 maggio del 1806 sul The Balance and the Columbian Repository: “Una bevanda alcolica stimolante composta da liquidi alcolici di varia natura, zucchero, acqua e bitters”. Cos’altro se non qualcosa di molto affine all’Old Fashioned?
Ma anche Jerry Thomas (detto il professore), nel suo Manuale del vero Gaudente (1862) cita un Whiskey Cocktail, composto da whiskey, zucchero, bitter, acqua (data dalla diluizione del ghiaccio) e buccia di limone. Poi tutto il resto è storia.
Il colonnello James Pepper era solito recarsi al bar del Waldorf-Astoria, un celebre hotel di lusso di New York. In origine il Waldorf sorgeva a Manhattan, all’angolo tra la Fifth Avenue e la West 34th Street, esattamente sul terreno dove nel 1931 verrà
poi eretto l’Empire State Building, uno dei simboli della Grande Mela. Nel corso dei suoi anni, l’hotel ebbe la fortuna di ospitare personaggi illustri della storia americana e non solo. Pare che il colonnello era solito bere il suo Old Fashioned proprio al bar dell’hotel, anche se si narra che la prima volta l’abbia assaggiato nel Pendennis Club di Louisville, nel Kentukcy. A quanto risulta chi ideò il cocktail lo fece sapendo della grande passione per il whiskey di Pepper, addirittura egli stesso produttore di Bourbon e Rye di qualità. L’abitudine di richiedere quella bevanda divenne ben presto un vero e proprio cocktail. Nei ricettari comparve già dal 1895, quando George J. Cappeler pubblica Modern American Drinks e spiega che per fare l’ Old Fashioned, occorre sciogliere una zolletta di zucchero con un po’ d’acqua in un bicchiere da whiskey quindi aggiungere due dashes di Angostura bitters, un pezzo di ghiaccio, una scorza di limone, un jigger di whiskey e miscelare col bar spoon da lasciare nel bicchiere. Alcuni anni dopo, nel 1904, viene stampato il libro Drinks as they are Mixed, di Paul E. Lowe. La ricetta dell’ Old fashioned è pressoché identica alla precedente, ma compare per la prima volta “un dash di seltzer” per sciogliere meglio lo zucchero e l’aromatizzazione viene fatta con l’orange bitters. Ancora una data importante è il 1922, quando Harry McElhone pubblica la ormai notissima guida ABC of Mixing Cocktails. Siamo in una fase di “alternative”, poiché il proibizionismo in America ha vietato la vendita di alcolici. E quasi a volerlo rimarcare, Harry indica per la prima volta nella ricetta l’etichetta di whiskey. Non quello generico di un qualsiasi bourbon che in Usa è vietato, ma il whiskey di tipo canadese. Spariscono di nuovo l’acqua e il seltzer, tornando alle origini. Anche un altro Harry, di cognome Craddock scrive il suo ricettario, The Savoy Cocktail Book (siamo nel 1930) specificando le due tipologie di whiskey: Canadian o Rye. E anche qui ancora una volta non c’è traccia di seltz. Il suo Old Fashioned è evoluto rispetto al passato: si prospettano due alternative, col brandy, il gin o magari il rum e compare la fettina di arancia come guarnizione.
Aldilà di come poi siano andate queste storie è affascinante crederci. L’ Old Fashioned altro non sarebbe che un diverso modo per bere whiskey, sia esso uno sbaglio o una ricetta ben precisa, il fascino che aleggia attorno alla sua storia lo rende indubbiamente un cocktail dal grande stile.

Bourbon whiskeys barrels

Bourbon whiskeys barrels

 

 

 

 

 

 

 

 

 
5 migliori whiskeys per il perfetto Old Fashioned
Masterson’s 10 Year Old Straight Rye Whiskey:
Per coloro che hanno un debole per i gusti dolci, l’ingresso in bocca è una delizia. Grandi note di spezie con un finale di uva passa e note di arancia.

Yamazaki 18 y.o.:
L’invecchiamento avviene in diversi tipi di botti: sherry, ex-bourbon, nuove e in legno Giapponese.non è solamente un whisky con 6 anni extra rispetto al 12 y.o. ma un prodotto realizzato in maniera totalmente diversa, con whiskies maturati differentemente e uniti insieme per un periodo di 6 mesi prima dell’imbottigliamento. Ciò consente di apprezzare diversi profili aromatici e gustativi, diversi in ogni espressione.

William Larue Weller:
Si tratta di un Whisky prodotto in Kentucky di un mosto di Mais e grano, che lo rendono davvero speciale. Ma ciò che lo ha portato ad essere uno dei migliori whisky al mondo è l’utilizzo di alcune spezie (provenienti dalla quercia) le quali conferiscono degli aromi fruttati che lo rendono dolce e gustoso.

Nikka From The Barrel:
Il Nikka Whisky From The Barrel è un blend che unisce la tradizione giapponese, un riuscitissimo mix di whisky single malt e grain whisky giapponesi ovviamente tutti provenienti dalle distillerie Yoichi e Miyahikyo. La miscela risposa in botti di rovere prima di essere imbottigliata al 51,4% ed è senza dichiarazione d’età.
Al naso è equilibrato con note floreali, frutta fresca e spezie. Al palato è corposo e incisivo, note di spezie e caramella mou con sentori di caramello e vaniglia. Il finale è lungo e fruttato con note di quercia e spezie.

Cleveland Underground Black Cherry Wood:
Il Cleveland Underground Black Cherry Wood è un bourbon whiskey invecchiato per 6 mesi in normali botti nuove di rovere americana, poi con una procedura inventata dal proprietario della distilleria Tom Lix passa ad un invecchiamento artificiale in botti di legno di ciliegio. Al naso è speziato con note di cannella, chiodi di garofano, mais e erbe con sentori di agrumi. Al palato è caldo con note di caramello bruciato, scorza d’arancia, vaniglia e legno. Il finale è lungo, leggermente astringente con note di spezie, segale, caramello e legno con un retrogusto di pelle.

 

A cura di Enzo Di Giambattista

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