Le uova: come scegliere prodotti sani e cruelty free

Gli italiani amano le uova. Spesso presenti a tavola, sode, all’occhio di bue o trasformate in altre preparazioni, sono un prodotto centrale nella dieta mediterranea. Secondo i dati di Unaitalia (Unione nazionale filiere agroalimentari carne e uova), nel nostro paese, durante il 2014, ne sono state consumate 13,73 chili a testa. Ma quanti, al momento dell’acquisto, sanno con certezza quale prodotto stanno scegliendo?

Il sistema di etichettatura delle uova – e degli alimenti in generale – non è facilmente leggibile. Secondo un sondaggio commissionato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali a cui hanno partecipato oltre 26 mila volontari, oltre il 96% dei consumatori ha dichiarato di volere etichette più chiare per quanto riguarda l’origine e i processi di trasformazione degli alimenti.

La classificazione delle uova

Le informazioni sul tipo di allevamento delle galline e il paese d’origine del prodotto si trovano stampate su ogni uovo: è una legge del 2004 a stabilirlo.  Spesso la confezione contiene ulteriori informazioni, come la data di scadenza, ma anche dati che possono risultare fuorvianti per il consumatore.

Uova

Uno di questi è relativo alla categoria delle uova, che può essere di tipo A o di tipo B. A differenza di quanto pensano in molti, questa indicazione non ha nulla a che fare con l’allevamento – e quindi con il benessere delle galline – ma solo con la destinazione del prodotto.

Nei supermercati, infatti, possiamo trovare solo uova di categoria A, cioè destinate al consumo: uova fresche, che non devono subire nessun trattamento né essere lavate. Tutti i prodotti che non rientrano in questa fascia sono invece di categoria B e possono essere vendute solo a imprese industriali del settore alimentare.

Il tipo di allevamento

Nel codice identificativo stampato sulle uova, invece, si possono rintracciare origine e tipologia di allevamento, le informazioni più importanti per il consumatore. Un esempio può essere 3IT001ME036, dove la prima cifra corrisponde al tipo di allevamento (3), mentre IT indica il paese d’origine (Italia). Le tre cifre seguenti (001) corrispondono al codice del comune di produzione, poi viene la provincia (ME) e infine l’allevamento di deposizione (036).

Uova codice identificativo

Il primo numero, dunque, è molto importante per stabilire le condizioni in cui le galline vivono e il tipo di alimentazione somministrato loro. La classificazione europea infatti indica

  • Con 0 un allevamento in cui le galline passano parte della giornata all’aperto, in mezzo alla vegetazione, vengono inoltre alimentate prevalentemente con mangime biologico, senza nessuna proteina animale aggiunta. Questi esemplari hanno 10 metri quadrati di spazio a testa obbligatorio e possono deporre le uova nei nidi all’esterno:
  • con 1 un allevamento in cui le galline possono passare parte della giornata fuori, ma depongono al chiuso. Hanno a disposizione 2,5 metri quadrati di terreno esterno per razzolare e vengono alimentate con mangimi tradizionali;
  • con 2 gli allevamenti in cui le galline possono muoversi liberamente, ma solo in un ambiente chiuso. Lo spazio minimo a disposizione è di 1 metro quadrato ogni 7 galline le uova sono deposte nei nidi oppure sulla lettiera;
  • con 3 un allevamento in cui le galline sono chiuse in gabbia, o comunque cresciute in batteria, depongono le uova su un nastro trasportatore per il confezionamento immediato. A disposizione c’è solo 1 metro quadrato ogni 25 galline.

E’ evidente che la categoria da evitare in ogni caso è la 3. E questo non solo per le terribili condizioni di vita delle galline, ma anche per lo scarso apporto nutritivo che questi prodotti conservano.

Le galline di questa tipologia, infatti, sono più grasse e producono più uova proprio perché non possono muoversi. L’alterazione degli stati di luce e la mancanza di spazio non permettono loro di mettere in atto comportamenti naturali, comportando stress e problemi sia fisici che mentali. Messe a stretto contatto con le feci, sviluppano malattie che gli allevatori curano con antibiotici, con gravi conseguenze sulla qualità del prodotto ma anche sulla salute umana.

Anche la categoria 2 sarebbe da evitare, perché non fornisce informazioni specifiche sul tipo di mangime somministrato alle galline. Naturalmente, l’opzione migliore sono le uova di categoria 0, tipologia che garantisce al consumatore un prodotto non solo sano ma anche creulty free.

Francesca Fiore

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