No agli sprechi, diciamo sì alla doggy bag

In tempi come questi dove argomenti quali la sostenibilità, la malnutrizione e gli sprechi alimentari sono all’ordine del giorno, sembra quasi paradossale pensare che ogni italiano butti mediamente 76 chili di cibo l’anno. Basterebbe poco per migliorare le cose; usare la doggy bag, ossia un piccolo box dove mettere gli avanzi del nostro pranzo o della nostra cena al ristorante, potrebbe essere un buon inizio. Ma se in Francia il 2016 è iniziato con l’obbligo per i locali con più di 180 coperti di fornire questo pacchetto, per l’Italia la pratica della doggy bag è ancora un vero e proprio tabù. E a rivelarlo è un sondaggio della Coldiretti dove si esplicita che il 25% degli italiani si vergogna di portare a casa il cibo pagato e avanzato.

sprechi alimentari

La domanda sorge spontanea: come possiamo nutrire il pianeta, seguendo in primis la filosofia di EXPO 2015, se all’atto pratico solo un cittadino su cinque è disposto a usare questa piccola accortezza senza preoccuparsi di risultare “maleducato”?

C’è anche da dire che, sebbene oggi molti ristoratori propongano la soluzione della doggy bag, si percepisce che una buona parte di essi siano restii a suggerirne l’uso ai clienti e, se l’offerta di portare a casa il cibo avanzato venisse dagli esercenti stessi, probabilmente i consumatori si sentirebbero meno in imbarazzo.

doggy bag

Eppure spostandoci in un altro continente la situazione cambia radicalmente; se ci trovassimo a cena in un qualsiasi ristorante americano, che sia un fast food o una realtà di cucina gourmet, probabilmente la doggy bag non dovremmo neanche chiederla.

E se pensiamo che nel 2009, durante un viaggio a Roma, la First Lady Michelle Obama non si è fatta problemi nel chiedere al cameriere di un noto ristorante di farsi impacchettare quanto aveva lasciato, forse eviteremmo di farcene anche noi.

Qualcosa si muove: Se avanzo mangiatemi

L’iniziativa “Doggy Bag – Se avanzo mangiatemi” promossa da Comieco, il Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica, in collaborazione con Slow Food, lascia ben sperare che qualcosa si stia muovendo anche nel nostro paese. Per promuovere e stimolare i consumatori e i ristoratori ad adottare la buona abitudine dei contenitori anti-spreco, si è pensato di ingaggiare una squadra di designer e illustratori per cercare di rendere il tutto un po’ più chic. Il progetto, che ha riscosso molto successo a Milano, è partito da qualche mese anche a Roma e vuole essere promotore di una rivoluzione culturale che mira a coinvolgere ogni protagonista di tutto il mondo della ristorazione.

Irene De Rossi

 

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