Il brindisi 2015 è made in Italy: tutti pazzi per il Prosecco

Fuochi d'artificio di nozzeCon la chiusura del 2015 L’Italia si conferma il primo paese al mondo per esportazione di vini spumanti e bollicine, con un valore di crescita del 19% rispetto al passato, declassando sia il re del brindisi, lo Champagne, sia il rinomato Cava spagnolo, altrettanto apprezzato.

Nel 2013 e nel 2014, infatti, i dati relativi avevano già registrato un consumo maggiore di bollicine italiane rispetto a quelle degli altri paesi ma quest’anno il fenomeno è ancora più evidente, come si osserva dall’analisi offerta da Baccaglio sul suo sito, “i numeri del vino”: in Gran Bretagna la domanda è aumentata in valore del 50%, rendendo quello inglese il migliore mercato di sbocco per lo spumante nostrano. Seguono Stati Uniti e Germania, rispettivamente in seconda e terza posizione per numero di calici italiani alzati. Anche in Francia la richiesta è salita al 19%, dato che può sembrare singolare ma che in realtà testimonia un cambiamento progressivo e tangibile del mercato mondiale dello spumante.

Ancora una volta l’italiano più premiato è stato il Prosecco, seguito da Asti Spumante (che ha sofferto la forte inversione russa a bere internazionale, tendenza evidenziata da un aumento del 55% di vini georgiani acquistati a Mosca), Trento Doc e Franciacorta.

La crescita da record che ha investito la produzione del campione italiano negli ultimi due-tre anni, superando quella di Champagne (380 milioni di bottiglie contro le 307 francesi nel 2014, sebbene con notevoli differenze di fatturato a favore di quest’ultimo), suggerisce che sempre più persone, in Italia e all’estero, apprezzano il prosecco.

Sarà forse per il prezzo più contenuto e permissivo rispetto al cugino francese? Se certo questo ne aumenta l’appetibilità sul mercato, non ne esaurisce al contempo le doti. Qualità e tecnologia crescenti hanno determinato un prodotto sempre più gradito: fresco e profumato, con note di mandorla, mela verde e glicine, di facile beva e versatile negli abbinamenti, è diventato protagonista di cene e cenoni oltre che vera star nei momenti di brindisi.

Se la domanda non si ferma è pur vero che la produzione non potrà crescere nella stessa maniera, soprattutto dopo il riconoscimento della denominazione d’origine ottenuta nel 2009 dalle zone storiche e maggiormente produttive del prosecco.

L’ottenimento della Docg per le due aree vocate (Conegliano-Valdobbiadene e Asolo) e della Doc Prosecco per 650 comuni compresi tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, ha infatti determinato due chiare conseguenze. Da un lato, ha tracciato senza indugi una classificazione della qualità; dall’altro è stata uno strumento per governare l’espansione territoriale della glera (uva da cui si ricava il prosecco), viste le diverse sperimentazioni in altre zone e all’estero. In questo modo, se la vasta area della Doc concede ancora margini sensibili di espansione nella produzione, la Docg ne impedisce una crescita incontrollata e discutibile dal punto di vista qualitativo.

A cura di Flavia Previtera 

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