La Befana di una volta

Cosa metteva da mangiare la Befana nelle calze dei bambini di tanti anni fa? Parliamo di un tempo lontano, quasi un secolo o giù di lì. Sarebbe bello rivivere una di quelle mattine d’Epifania, ricostruire il ricordo dei piccoli, rivivere il mistero di un’epoca in cui non c’erano motori di ricerca e le immagini si vedevano soltanto con la luce naturale.

La scopa della befana

C’erano cose semplici allora. Candele, lampade a olio e forse fiammiferi rubati dai bambini più furbi, che riuscivano a rimanere svegli nel tentativo di sorprendere la Befana con il suo sacco pieno di regali. Forse gli stessi bambini che la sera prima del giorno di festa lasciavano alla nonnina qualcosa da mangiare o da bere – del buon vino o una tazza di latte o di caffè – davanti al camino o sul davanzale della finestra per allietare e prolungare la sua breve sosta.

C’era chi ingannava il tempo e andava a letto presto per potersi svegliare il prima possibile; chi invece al suono delle campane e con il profumo diffuso per tutta la casa delle bucce di arance o mandarini disposte sulla stufa a legna, apriva gli occhi e correva verso il camino o ai pomi del letto per sfilare i doni da calze spesso fatte a mano. Non c’erano incarti o fiocchi eleganti, e i regali erano avvolti nella carta del pane o in quella di giornale, magari cosparsa da un po’ di cenere lasciata dalle vecchie ed esperte mani della Befana.

La bimba guarda la calza che la Befana ha riempito per leiPer i bimbi più cattivi solo carbone (quello vero!) e ortaggi come cipolle, sedani e patate. Per i più buoni invece caramelle, carbone di zucchero e tanta frutta, che per alcuni all’epoca era un lusso: arance e mandarini, mele e grappoletti di uva passita, melograni e frutta secca come noci, castagne, nocciole, arachidi, fichi. Per i più fortunati poi, biscotti e cioccolata, dolci di marzapane e lecca lecca. Non mancavano giocattoli (bambole, tamburelli, pistole e fucili di legno), regali utili per la vita di tutti i giorni (calze, calzini e altri indumenti) oppure oggetti donati per ricominciare la scuola con una marcia in più (libri, quaderni, penne e matite).

Volevo ringraziare tutti quelli che hanno condiviso con me la loro piccola parte di ricordi e la pagina facebook Mestieri e Cose Spariti, quotando la frase che spiega in pochissime parole l’atmosfera di quegli anni.

Simone Aprili

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