Il tripudio dei dolci natalizi campani

Come ogni festività che si rispetti sulla tavola partenopea non possono certo mancare i dolci derivanti dalla tradizione pasticcera napoletana. Prendete struffoli, mustacciuoli, roccocò e susamielli, mixateli con  una bella tombola in compagnia: ecco la ricetta perfetta del Natale napoletano! Un tripudio di leccornie accompagna il periodo legato all’Avvento; non può di certo mancare sullo sfondo il Presepio illuminato che funge da attrattore nelle case in cui ci si riunisce al riparo dal freddo, in un clima etereo e magico allo stesso tempo.

Gli struffoli

struffoli

struffoli

Gli struffoli sono un piatto antichissimo e sono di certo l’icona del Natale campano. Le loro origini risalgono alla fondazione di Partenope da parte dei Greci. Nella cucina greca, infatti, un retaggio può essere rintracciato nei Loukoumades, fatti con uova, farina, noce moscata, zucchero e conditi con miele aromatizzato. La loro origine greca è poi comprovata dall’origine del nome richiamante la forma: strongulus che vuol dire “arrotondato”. In effetti, gli struffoli sono palline composte da un impasto di uova e farina successivamente fritte e guarnite con miele, canditi e confetti di zucchero.

I mustacciuoli

mostaccioli

mustacciuoli

 

In onore dei mustacchi, folti baffi di moda nel ‘900 e citati in numerose opere letterarie partenopee , i mustacciuoli sono un altro dolce tipico natalizio campano. Dei biscotti a base di farina, miele, acqua, lievito e spezie, ricoperti di glassa al cioccolato che a seconda della lavorazione della pasta possono assumere diversa consistenza; ultimamente sono emerse anche alcune varianti al cioccolato bianco o con copertura di zucchero e canditi.

I roccocò

Il nome deriva dalla consistenza molto dura dei dolcetti e dalla superficie lucida, quasi marmorea simile alla roccia. L’etimologia del termine deriva anche dal francese rocaille per la forma barocca e rotondeggiante a conchiglia. Sono biscotti secchi scuri, preparati con pasta di mandorle e canditi. Il composto ottenuto dalla lavorazione si divide in piccoli pezzi a cui viene data la tipica forma a ciambella, spennellati con uovo e poi cotti in forno fino a doratura. Trattandosi di dolcetti particolarmente duri si preferisce ammorbidirli bagnandoli con il vermouth oppure con lo spumante dopo la mezzanotte!

I susamielli

Dalla forma a “S”, i susamielli sono figli di un’antica tradizione che distingue i susamielli nobili, preparati con farina bianca, da quelli per zampognari, realizzati con farina ed elementi di scarto offerti ai contadini. La ricetta tradizionale prevede che siano impastati con miele liquido e poi farina, noci tritate; la pasta viene lavorata e successivamente stesa per dare al composto la forma desiderata prima di ultimare la cottura in forno.

Flavia Schiano

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