Sebastian Stocker e la rinascita vitivinicola dell’Alto Adige

Nel panorama enologico altoatesino Sebastian Stocker rappresenta un modello di serietà, esperienza e grande finezza interpretativa. Nel 1955, superati da poco i vent’anni, entra come enologo nella Cantina sociale di Terlano, oggi una nota cooperativa di 144 produttori, garanzia di eccellenza anche grazie al suo contributo ma all’epoca consorzio relativamente sconosciuto. Il cantiniere vi rimane per circa quarant’anni, trascorsi i quali decide di seguire la strada del piccolo produttore di spumanti.

foto terlano2

Vigneti Alto Adige

La costante attenzione di Stocker per il lavoro in cantina ha consentito al kellermeister sud tirolese di cogliere e interpretare al meglio le diverse proprietà delle uve trattate e ottenere nel tempo vini di grande qualità, eleganza e di precisa identità.

Così facendo, ha portato alla ribalta la tipicità territoriale e il successo dei vini bianchi nella regione, esploso a pieno negli ultimi vent’anni.

La lungimiranza e lo spirito innovatore di Stocker sono peraltro ancora riconoscibili all’interno della Cantina di Terlano. Le “rarità” che ogni anno l’azienda presenta sul mercato sono il prodotto di un metodo d’invecchiamento che il cantiniere adottò dai colleghi francesi e che oggi porta il suo nome.

Il “metodo Stocker” consiste nell’affinamento del vino sui lieviti fini per un lungo periodo (dai 10 ai 30 anni). Le fecce leggere, ancora presenti nella soluzione al termine della fermentazione alcolica, permetterebbero infatti di sviluppare a pieno gli aromi e la struttura complessa del vino prima di passare al suo imbottigliamento.

Più in generale, il lavoro di Stocker e della Cantina sociale di Terlano ha contribuito, di concerto con le altre cooperative e i piccoli produttori regionali, a risollevare il comparto del vino dell’Alto Adige, non solo dal punto di vista qualitativo ma anche commerciale.

Il miglioramento del primo tipo è dipeso da un progressivo affinamento delle tecniche di lavorazione in cantina, da una maggiore attenzione alla qualità in vigna e dalla diffusione della figura del cantiniere, trasformazioni che le aziende regionali hanno perseguito in maniera significativa negli anni Novanta, anche grazie a un iniziale sostegno finanziario da parte della provincia di Bolzano.

La ripresa commerciale, avvenuta di pari passo, ha mutato drasticamente la situazione originaria del mercato altoatesino: da un consumo di vini rossi sfusi, orientato principalmente all’Austria, la regione ha sapientemente riconquistato il mercato italiano, con una percentuale di vendite dei bianchi nettamente superiore rispetto a quella dei rossi.

Oggi la regione può vantare di essere non solo l’area vitivinicola più ecosostenibile d’Italia ma anche una delle zone più premiate dalle guide per il livello di eccellenza raggiunto, pur essendo la quarta regione italiana meno produttiva in questo settore.

A cura di Flavia Previtera

Share and Enjoy

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *