Storia di un’ingannevole protagonista

Frutto, simbolo, protagonista e co-protagonista di miti e fiabe, la mela ha accompagnato da sempre l’evoluzione dell’umanità nutrendo i nostri antenati. Non ha stregato solo Biancaneve ma l’umanità tutta.

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Mela rossa

La storia che la accompagna risale a circa 70.000 anni fa quando l’uomo tra le montagne del Caucaso, luogo in cui gli storici collocano l’Eden, iniziò a raccogliere le prime mele. Frutto dal gusto prima dolce e poi asprigno, dalla polpa che resta soda e croccante man mano che matura invece di ammorbidirsi, come avviene di norma per gli altri frutti, era visto dagli alchimisti un fenomeno contro natura, segno di crudeltà e ingannevolezza. L’iniziale dolcezza celava un rimando alla seduzione, il retrogusto acidulo, invece, si riferiva ad un influsso diabolico, ricordando i veleni che secondo i chierici medievali rappresentavano l’opera del diavolo, a conferma della sua natura “malefica”.

Nei secoli la mela ha dato vita a simbolismi legati alla sua sfericità o ad altre sue caratteristiche. Il colore allettante, il gusto ambiguo, il torsolo così provocatoriamente femminile, e soprattutto il pentacolo che si cela al suo interno, erano tutti segni atti a dimostrare che si trattava proprio del frutto cresciuto sull’albero della conoscenza proibita. Nel dualismo agro-dolce che la caratterizza molti intravedono l’allegoria della tentazione di Eva, il cui primo morso rappresenta la “lingua melliflua” del serpente, mentre il retrogusto aspro fa presagire la cacciata dell’uomo dal giardino dell’Eden. “Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza, prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero d’esser nudi….”. Citazione ripresa dalla Genesi che racchiude tutto il senso e la natura corrotta e seducente del frutto più affascinante della storia.

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Albero di mele

Le mele d’oro custodite nel giardino delle Esperidi, co-protagoniste nell’undicesima fatica di Ercole, incarnano la fine di un cammino iniziatico per raggiungere la conoscenza salvifica dell’eroe. Innumerevoli altri miti hanno come oggetto il pomo seducente. Di sicuro potremmo rintracciare un retaggio mitologico nella moderna fiaba di Biancaneve dei fratelli Grimm, in cui la mela ricopre un significato molto profondo che affonda le sue radici in un retroscena psicoanalitico, affrontato a regola d’arte da Bruno Bettelheim nel saggio “Il mondo incantato”. La tentazione della mela a cui Biancaneve è sottoposta è solo la terza di una serie che si risolve in un sonno profondo, simbolo che la regressione dall’adolescenza a un’esistenza di latenza ha cessato di essere una soluzione per lei. La mela non è altro che la trasposizione dell’immagine di Biancaneve stessa, “bianca come la neve e rossa come il sangue”, colori che nel frutto rappresentano la faccia opposta di una medaglia, l’aspetto erotico e pudico. Biancaneve mangia la parte rossa erotica, segno della fine della sua innocente adolescenza.

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Apple pie

Il fascino della mela ha sedotto anche l’America, mitizzandola con la storia di Johhny Appleseed, deliziandola con la famosa apple pie, consegnandole nell’immaginario collettivo New York come la “Grande Mela” ed, infine, tecnologizzandola con una delle multinazionali più famose al mondo: la Apple. Niente di più indicato di una mela morsicata per identificare i valori di un’azienda innovativa che è nata e vive tuttora fuori dagli schemi, dove i concetti di conoscenza e desiderio, uniti a quelli di speranza e anarchia incarnano lo spirito di un brand rivoluzionario.

 A cura di Flavia Schiano

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