Sapori di viaggio: la cucina cosmopolita di Francesco Apreda

 

Prendete un Dna napoletano, la magia di Roma, l’amore per la cucina tradizionale, mescolatela con una gastronomia multietnica insieme a una buona dose di creatività e provocazione, schakerate il tutto. Da questo calderone delle meraviglie uscirà un nome ben preciso: Francesco Apreda. Facile a dirsi, molto più difficile a farsi. Sì perché Apreda ha davvero conquistato un posto speciale nel cuore dei romani, e non solo, con grande spirito di sacrificio e pura passione per un mondo che troppo spesso viene reputato più idilliaco di quanto sia realmente, complici anche i vari talent di turno tutti rosa e fiori.

 

apreda

Lo chef intervistato durante una lezione del MCGE

Classe 1974, Apreda si trasferisce a Formia a 14 anni, dove inizia la formazione all’Istituto Alberghiero, dopo aver trascorso l’infanzia a Napoli. L’intraprendenza caratterizza lo chef già da questa prima esperienza e rimane tutt’ora il fil rouge della sua filosofia di cucina. A soli 19 anni inizia a lavorare all’Hotel Hassler, uno degli alberghi più eleganti e suggestivi della Capitale, prima come commis e poco dopo come capo-partita. Ma il sacro fuoco dell’arte culinaria brucia ardentemente dentro il giovanissimo Apreda, che vede in Londra la città per imparare e conoscere nuove realtà gastronomiche. Nella capitale inglese diventa lo chef del ristorante italiano “Green Olive” ma per lui non è abbastanza: Apreda vuole lavorare in un ristorante dal calibro pesante, uno di quelli in cui un cuoco viene rimandato a casa se la sua giacca non è stirata alla perfezione.

 

Inizia quindi la sua esperienza a Le Gavroche, ristorante francese a Londra, e ci rimarrà per i cinque anni successivi. Ma la grande famiglia Hassler non l’ha mai dimenticato e decide di richiamarlo: è il momento della sua esperienza come chef del Cicerone all’Imperial di Tokyo. Nel 2003 il ritorno in patria in grande stile: diventa lo chef dell’Imàgo, ristorante dell’Hassler di Roma, con cui raggiunge nel 2009 il più gratificante coronamento per la carriera di un cuoco, la stella Michelin. E ancora, consulente di due insegne italiane in India, una a Nuova Delhi l’altra a Mumbai, formatore in tre scuole di cucina italiane, la figura di Francesco Apreda è davvero polivalente a 360°. Polivalente come i suoi piatti, capaci di riportare alla memoria le nostre tradizioni più strette e allo stesso tempo di farci viaggiare fino in India o in Giappone con un solo boccone. Il menu Sapori di Viaggio riassume tutto questo, così come i blend di spezie indiane che risaltano i sapori dei suoi piatti o il celebre Cappellotto in brodo freddo di tonno. Chissà quante nuove destinazioni Apreda ha in mente, ciò che è certo è che noi romani ce lo vogliamo tenere ben stretto.         

 

Irene De Rossi

 

 

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