Lungo i sentieri della mora: viaggio tra i ricordi d’infanzia

È la ricompensa più dolce dopo una faticosa escursione di montagna: la mora di rovo, morbida, piccola ma succulenta, tiepida per via della sua esposizione al sole, è quel boccone dolce-acidulo che ti rimette in sesto durante una camminata senza fine.

Le passeggiate della mia infanzia tra i boschi dell’Appennino Toscano, alle quali adesso ripenso nostalgicamente, all’epoca erano per me una vera e propria tortura. Stordita dal sole battente d’agosto e dal canto assordante delle cicale, con le gambe doloranti e i piedi che sfioravano il bollore -soffocati da calzini di spugna e pesanti scarpe da trekking-, riacquistavo vitalità non appena scorgevo tra un cespuglio di rovi quel brilluccichio inconfondibile della mora colpita dalla luce del sole. A quel punto recuperavo le forze e mi avviavo con decisione verso la meta, decisa a sostare lì per la mezz’ora a seguire, con l’unico intento di spogliare meticolosamente il cespuglio di tutti i suoi preziosi frutti. Un momento, quella della raccolta, di lavoro certosino da non sottovalutare, dato il fitto groviglio di rovi che protegge il frutto da mani indiscrete e rapaci.

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Del resto la mora fa gola quasi a tutti, una tira l’altra come i cioccolatini vari-gusti di una confezione regalo, con il vantaggio di non lasciare sensi di colpa dopo l’abbuffata, trattandosi anzi di un vero toccasana per la salute.

Se poi hai la fortuna di mangiare le more direttamente dal loro cespuglio anziché da una vaschetta del supermercato, allora la goduria è doppia. Da quando le raccogli a quando le gusti passa giusto il tempo di un soffio, “rituale” automatico per eliminare quel poco di polvere che il vento ha posato sul frutto cresciuto all’aria aperta. A quel punto, con la mora tra le dita, ne ammiri la ritrovata lucentezza, il suo colore violaceo, talmente scuro da farla apparire vellutata. Nera e luminosa come l’onice, con la pelle liscia e tesa, gommosa al tatto e rigonfia per le sue piccole forme tonde, la mora acquista un fascino quasi sensuale, accentuato dal rosso vivo della sua polpa, che macchia le dita di chi la coglie, quasi a volerne segnare l’ingordigia.

Proprio la tenerezza e l’eleganza del frutto sono gli elementi sui quali i produttori della caramella più famosa degli anni Ottanta hanno fatto leva, nella storica pubblicità in cui una modella dalla pelle nera, labbra carnose e sguardo penetrante, ancheggiava sullo schermo invitando tutti noi a prendere la vita con più morbidezza. Illusi, ci recavamo allora dal tabaccaio per comprare la Morositas, la finta mora gommosa che in bocca svelava un gusto di liquirizia, decisamente troppo intenso per noi bambini di allora.

Se oggi accendiamo la tv non ci aspettiamo più di trovare la reclam della caramella gommosa ma la mora, quella originale, non è certo passata di moda. Quest’ultima continua a esercitare il suo fascino, spesso come guarnizione in cima a una torta o per colorare di lilla una crema al formaggio. Dovremmo ricordarci più spesso che oltre ed essere attraente, la mora è un ingrediente fortemente raccomandato in una dieta alimentare. Assumerla abitualmente non sarà soddisfacente come mangiarla durante una passeggiata all’aria aperta, ma sarà comunque gustoso e salutare. 

 

Confettura di more

Ingredienti per 500/600 gr di prodotto

1 kg di more

1kg di zucchero

1 limone

Preparazione

1) mondate e lavate le more, scolatele e trasferitele in una casseruola. Aggiungete lo zucchero, un po’ del succo di limone e mettete sul fuoco.

2) portate a ebollizione, mescolando ed eliminando la schiuma che si forma e proseguite la cottura per 5/10 minuti. Verificate la consistenza della cottura con un piattino freddo di freezer e, se è pronta, trasferitela ancora calda in vasetti di vetro sterilizzati e asciutti.

3) chiudete ermeticamente i vasetti, capovolgete e lasciateli raffreddare a temperatura ambiente (girandoli un’altra volta nell’arco di questo tempo). Dopo di che etichettateli e riponeteli in un luogo fresco e asciutto, al riparo dalla luce.

Suggerimento

Se preferite eliminare i semini, tipici di questo frutto, dalla vostra confettura, dovrete prima metterli in una pentola e lasciarli sul fuoco finché non si saranno ammorbiditi. Passateli poi al setaccio e rimettete poi sul fuoco il succo raccolto con lo zucchero.

 

A cura di Flavia Previtera

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