29 anni di Guida Vini d’Italia: l’edizione 2016 raccontata dai protagonisti

Sono stati anni ricchi di cambiamenti quelli trascorsi dal lancio della prima Guida Vini d’Italia del 1988.

La prima sotto ogni punto di vista: non era mai uscita infatti una guida che raccogliesse organicamente i migliori vini prodotti nel nostro paese, utilizzando un tipo di linguaggio capace di avvicinare gli appassionati a questo mondo così complesso e variegato.

Se nel 1988 il più grande riconoscimento dei Tre Bicchieri era stato assegnato solamente a 32 vini, la nuova edizione 2016 ne premia ben 421 su oltre 45000 degustazioni.

Sono numeri che fanno riflettere in positivo e palesano una evidente crescita di qualità del panorama vitivinicolo italiano che negli ultimi 30 anni è andata di pari passo con il lavoro costante dei curatori della guida del Gambero Rosso.

Durante l’evento di presentazione della guida 2016 che si è svolta a Roma il 17 Ottobre 2015, abbiamo voluto dar voce ai protagonisti che hanno gentilmente risposto alle nostre curiosità.

 

Claudio Quarta - Sanpaolo Magistravini (Campania)

Claudio Quarta – Sanpaolo Magistravini (Campania)

Claudio Quarta, titolare della Sanpaolo Magistravini (Campania): 

Quanto è importante il territorio per il vino che produce?

“Il territorio è fondamentale. Voi che sarete esperti di comunicazione credo che dobbiate fare uno sforzo per recuperare quel gap che avevamo e che abbiamo perduto rispetto agli inglesi e gli americani che hanno fatto una comunicazione del vino così come loro lo conoscono ovvero un vino omologato, massificato, internazionale facendolo diventare importante e quindi suscitare interesse nel mondo e facendo venire meno l’importanza del territorio. Quello che oggi bisogna fare è riportare il vino ad essere espressione di quel vitigno, di quel terroir senza troppe manipolazioni in cantina e quindi esprimere unicità del territorio e della sua cultura e tradizione”.

Può dirci orientativamente se la sua azienda esporta all’estero e quanto?

“La mia azienda esporta all’estero. Attualmente l’esportazione è al 50% ma l’obiettivo è quello di arrivare all’80% all’estero e 20% in Italia. Qui c’è molta competizione, è un mercato troppo maturo. Esportare all’estero significa da un lato avere un ritorno economico e finanziario anche perchè pagano anticipatamente, cosa che in Italia non avviene, dall’altro permette di far conoscere il prodotto e con questo stimolare un incoming sempre maggiore verso i nostri territori che esprimono una cultura che oggi attrae molto il turismo”.

Una domanda un po’ personale: beve solo il suo vino o anche quello degli altri produttori?

“Bevo tutti i vini ma ho una regola: quando vado al ristorante bevo il mio, un po’ per rispetto alla mia azienda e un po’ perchè i tuoi vini cambiano in base ai luoghi in cui li assaggi, vuoi per come sono stati conservati, vuoi per l’ambiente, vuoi per la cucina e li giudichi molto più obiettivamente. Bisogna bere però anche i vini degli altri per capire le produzioni e dove vanno i gusti, le tendenze. Però una cosa che io dico è che i vini non devono essere protagonisti bensì devono essere considerati come servitori del cibo”.

 

Dino Bertolino - Tenuta Olim Bauda (Piemonte)

Dino Bertolino – Tenuta Olim Bauda (Piemonte)

Dino Bertolino, proprietario insieme ai suoi due fratelli della Tenuta Olim Bauda (Piemonte)

Ci può raccontare in breve la storia della sua azienda?

“Sono titolare insieme ai miei due fratelli della Tenuta Olim Bauda, azienda agricola piemontese che produce circa 180000 bottiglie l’anno. Produciamo fondamentalmente Moscato e Barbera d’Asti ed è con questa che siamo stati più volte premiati con i Tre Bicchieri”.

Quanto è importante per la sua azienda far parte della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso e quali benefici riscontra?

“Credo sia la guida più importante d’Italia e quindi per noi è motivo d’orgoglio farne parte. Per noi ha una valenza importante perchè sebbene sia una guida italiana è molto seguita nel mercato internazionale. Noi lavoriamo molto con l’estero esportando oltre il 90% della produzione e i nostri clienti si affidano alle guide del settore. Perciò questa guida è un mezzo per comunicare e per vendere i nostri prodotti fuori dai nostri confini”.

 

Olga Fusari - Tenuta dell'Ornellaia (Toscana)

Olga Fusari – Tenuta dell’Ornellaia (Toscana)

Olga Fusari, enologo della Tenuta dell’Ornellaia (Toscana)

Secondo lei qual è il fattore decisivo per arrivare a conquistare i Tre Bicchieri?

“Non è la prima volta che raggiungiamo questo traguardo. Lo scorso anno eravamo presenti nella guida con il Masseto, un crue che proviene da una vigna di 7 ettari di merlot. Quest’anno invece abbiamo conquistato i Tre Bicchieri con L’Ornellaia 2012, vino simbolo della tenuta. Il fattore decisivo a mio parere è quello di cercare di produrre il miglior vino possibile, che sia sempre ben calato all’interno dell’annata e di riuscire a mantenere un livello qualitativo omogeneo ogni anno. E’ fondamentale impegnarsi profondamente tanto nel  lavoro in vigna quanto quello in cantina. Lo staff si divide in parte agronomica e in parte enologica e tutto insieme lavora per raggiungere il miglior risultato”.

 

Marco Sabellico, uno dei tre curatori della Guida Vini d'Italia

Marco Sabellico, uno dei tre curatori della Guida Vini d’Italia

Marco Sabellico, uno dei tre curatori della Guida Vini d’Italia.

Cosa distingue la guida del gambero dalle altre del settore?

“Innanzitutto è stata la prima in ordine cronologico. Noi dal 1988 rivendichiamo una sorta di primogenitura dal momento che la guida Veronelli come la conosciamo oggi è del 1989. All’epoca è stato un messaggio dirompente perchè noi abbiamo sempre utilizzato un linguaggio comune, molto chiaro e comprensibile per spiegare il mondo del vino che veniva vissuto come pura poesia. Il successo della guida è dato dall’aver smitizzato questo mondo così allegorico e di averlo reso con un approccio consumeristico”.

Sono 25 anni che cura la guida Vini d’Italia. Può raccontarci un aneddoto che le è rimasto particolarmente impresso?

“In 25 anni ce ne sono centinaia di aneddoti da raccontare. Ricordo la mia prima degustazione a San Gimignano nel 1992 insieme al cantiniere Giulio Gambelli, uno dei personaggi che ha fatto la storia del vino italiano. Lo chiamavano “bicchierino” ed era completamente sordo. In quell’occasione ero entusiasta ma anche un po’ teso e quello che mi ricordo è che alla fine dei due giorni di degustazione facevo fatica a parlare per quanto avevo urlato nel giudicare insieme a lui la vernaccia”.

Cosa consiglia a chi come noi si sta affacciando adesso al mondo del vino?

“Per prima cosa vi consiglio di degustare tanto per costruire una vostra banca dati ed essere in grado poi di dare un giudizio più preciso per i vini che assaggerete la volta dopo. Ricordo che i primi anni che facevo questo mestiere spendevo tanto per acquistare le bottiglie. Forse in trent’anni non sono ancora rientrato di queste spese però in compenso mi sono divertito molto”.

 

Matteo Ventricini - pubblico presente

Matteo Ventricini – pubblico presente

Matteo Ventricini (pubblico presente):

Perchè partecipi a quest’evento?

“E’ un evento a cui non posso mancare, ci vengo da 15 anni perchè si assaggiano nuovi vini e si scoprono le nuove annate”.

Cosa pensi della guida del gambero, delle guide in generale e se hai intenzione di acquistarla?

“Secondo me le guide del vino devono essere consultate da persone competenti in materia. Personalmente compro le guide tutti gli anni, non solo quella del Gambero, ma anche altre come Slow Food, Slow Wine e quella dell’Espresso per conoscere i vari pareri dei professionisti del settore”.

A cura di Gianluca Ciotti e Irene De Rossi

 

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