L’uomo e l’ulivo: una storia che dura da secoli

La recente condanna a morte degli ulivi pugliesi a cause dalla Xylella ha fatto porre l’attenzione di tanti italiani sull’ esistenza di queste piante. I secolari ulivi pugliesi sono da sempre stati lì, in quella terra baciata dal sole e accarezzata dal mare, una delle regioni italiane più generose con i suoi prodotti alimentari eccellenti. L’olio è un tesoro di umili origini diventato presto di importanza mondiale, la cui storia si intreccia con quella delle civiltà affacciate sul Mediterraneo da almeno settemila anni. Non c’è da stupirsi, dunque, al racconto di contadini che alla vista dei loro alberi ammalati hanno versato lacrime di dolore, poiché l’uomo è da sempre legato all’olivicoltura.

Non sono solo quelli pugliesi a rappresentare parte della storia umana, ma le piante di ulivo in tutto il mondo hanno, fin dall’antichità, simboleggiato per gli uomini elementi sacri e religiosi e creato tradizioni e leggende.

In particolare nella tradizione Cristiana, da secoli, viene usato l’olio d’oliva per la celebrazione di alcuni sacramenti come la Cresima, l’ordinamento sacerdotale e l’Estrema Unzione. I cristiani, inoltre, donano tradizionalmente un rametto di olivo benedetto la Domenica delle Palme, in ricordo della resurrezione e come simbolo pace. Nei racconti biblici è infatti un ramoscello di ulivo ad essere portato dalla colomba a Noè, come segno della fine del diluvio universale. Pace e speranza: sono questi i significati simbolici associati alle piante così care ai popoli mediterranei, ma il ramo non è l’unico riferimento Cristiano agli ulivi. Il nome stesso di Gesù Cristo, dal greco “Christòs”, è la traduzione greca del termine ebraico “mašíah”, che significa “unto”; la ragione di questo nome sembra derivare dalla tradizione mediorientale antica per cui re, sacerdoti e profeti venivano solitamente consacrati attraverso l’unzione con oli aromatici.

palma ulivo

 

La religione è sicuramente la sfera umana in cui l’olio e l’ulivo hanno avuto maggiore importanza per i popoli di tutto il mondo. Dono degli dei per gli egizi, unguento per i Re per gli ebrei, l’olio è da sempre il prodotto più utilizzato nei riti spirituali dei popoli; l’olivicoltura diventa preziosa, però, anche nella storia di luoghi e culture.

Ad Atene, vicino al tempio di Eretteo, si può ammirare il famoso e leggendario ulivo secolare donato da Atena alla città. Secondo la mitologia greca, Atena e Poseidone si contendevano il possesso dell’Attica e Zeus decise che a vincere sarebbe stata la divinità in grado di donare qualcosa di utile per l’umanità. Poseidone portò in dono un cavallo veloce e potente, in grado di far vincere alla popolazione qualsiasi battaglia, mentre Atena donò una pianta di ulivo che potesse sfamare i cittadini e mendicare le loro ferite. A vincere la contesa fu ovviamente Atena, in onore della quale prese poi nome l’acropoli greca.

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La Grecia, che insieme all’Italia e la Spagna ricopre il 96,8% della produzione di olio europea, deve quindi l’origine della sua capitale e, di conseguenza, alla mitologia legata alla dea produttrice, ad una pianta di ulivo. La storia leggendaria dell’ulivo di Atena ha, in seguito, ispirato artisti e scultori che hanno dipinto il dono della dea sulle anfore e scolpito il mito nei fregi di marmo.

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Questo racconto della mitologia greca è diventato parte della cultura mediterranea al punto da essere raffigurato nel rovescio della moneta italiana da 100 lire prodotta nel 1955. La mitologia romana, basata su quella greca, mantiene infatti il significato simbolico dell’ulivo, dedicandolo alla dea Minerva, corrispettivo latino di Atena, e Giove, l’equivalente romano di Zeus, capo degli dei.

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I romani, più pratici dei greci, vedevano nell’olio una fonte di ricchezza commerciale e lo esigevano come merce a seguito di una vittoria in guerra, avendo individuato in esso le sue proprietà benefiche, come scrive D’annunzio nella sua poesia L’olio, Le tue rare virtù non furo ignote/ alle mense d’Orazio e di Varrone/ che non sdegnàr cantarti in loro note”.

Anche nell’antica Roma, però, l’importanza dell’ulivo andava oltre il suo utilizzo pragmatico. Le fronde di olivo venivano infatti intrecciate creare delle corone per i cittadini più illustri o per gli sposi, ma anche nel rito della sepoltura.

Da un punto di vista puramente pratico, le piante d’olivo hanno trovato diversi utilizzi e settori d’impiego oltre alla tavola. L’olio, definito “oro liquido” per la prima volta dai Fenici, popolo che ne ha diffuso il commercio, veniva usato, oltre che come sostanza nutritiva e di condimento, come medicinale e combustibile per le lampade. Attualmente, gli impieghi dell’olio sono innumerevoli, dai saponi e le creme per il corpo alla cosmesi ai lucidi per mobili e scarpe.

“Ci sono sillabe di olio,
ci sono parole
utili e profumate
come la tua fragrante materia.
Non soltanto il vino canta,
anche l’olio canta,
vive in noi con la sua luce matura
e tra i beni della terra
io seleziono,
olio,
la tua inesauribile pace,
la tua essenza verde,
il tuo ricolmo tesoro che discende
dalle sorgenti dell’ulivo”

(Da “ Ode all’olio” in: Ode al vino e altre odi elementari Pablo Neruda, Passigli 2002)

a cura di Michela Becchi

 

 

 

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