Birra all’italiana, tra stili, tradizioni e territorio

Si è appena conclusa l’edizione 2015 di Beer Attraction, l’evento internazionale dedicato ai birrifici indipendenti che si è svolto a Rimini dal 21 al 24 febbraio.

Secondo un’analisi della Coldiretti sono trenta milioni i litri di birra artigianale prodotti quest’anno dai quasi 600 microbirrifici presenti in Italia, numeri che segnano il successo della bevanda dorata che, nel 2014, è entrata nell’elenco dei prodotti tradizionali censiti dalle regioni.
Le birre artigianali sono nate dal desiderio di differenziarsi dai prodotti industriali, di recuperare i sapori autentici delle migliori birre del mondo e, perché no, di rivalutare la mano dell’artista nella fase di produzione.
È proprio a metà degli anni ’90 che, principalmente in Piemonte, Lombardia e nel Nord Est, nacque il movimento della birra artigianale italiana. I primi brewpub erano ispirati a locali visitati durante viaggi all’estero, dunque fu naturale che le loro prime birre fossero legate agli stili dei paesi meta di questi viaggi: principalmente Belgio e Germania. Nel giro di breve tempo si arrivò ad identificare un vero e proprio stile italiano, un risultato di grande importanza per un paese che non aveva mai avuto una vera e propria tradizione birraria alle spalle.

Piccolo inciso, per precisare: con il termine birra si identifica una grande famiglia di bevande alcoliche derivate da fonti amidacee e non distillate.
A livello industriale viene solitamente prodotta con malto d’orzo e altri cereali quali riso, mais, frumento o avena, utilizzati per ragioni economiche, organolettiche o di tradizione, e aromatizzate con il luppolo.
Sono state innumerevoli le variazioni sul tema con ogni possibile pianta amidacea, miglio e manioca compresi.birra all grain

É il 2006 ad essere considerato l’anno della consacrazione ufficiale dello stile birrario tutto italiano: nel brewpub Grado Plato di Chieri (vicino a Torino) 12 produttori -dieci piemontesi, uno pugliese e uno del Lazio- presentano al pubblico le loro creazioni, birre molto diverse tra loro dal punto di vista olfattivo e gustativo, accomunate dal solo utilizzo della castagna.
Ripercorre tradizioni e riscopre i tesori del territorio la nuova birra italiana. Nell’Alta Garfagnana, Roberto Giannarelli (Birrificio La Petrognola) utilizza il rinomato farro locale in tutte le sue birre; Leonardo Di Vincenzo (Birra del Borgo) per la sua Enkir utilizza una miscela composta per il 55% dall’omonimo cereale, un particolare tipo di farro monococco, ritenuto il primo cereale addomesticato sulla terra, nel vicino Oriente. Il grano duro orientale Khorasan -meglio conosciuto con il nome di Kamut- è l’ingrediente principe della Nora, una delle birre prodotte da Teo Musso (Baladin).
Non si trascura nemmeno l’utilizzo dei legumi, specialmente in Italia centrale, dove ad esempio i Mastri Birrai umbri impiegano la cicerchia e la lenticchia nelle loro preparazioni.Birra-Del-Borgo-Enkir-0.75-29808

E sono sempre di più, nel nostro paese, le birre artigianali che potremmo definire a “km0”, perché nate dall’abbondanza delle varietà locali di spezie, erbe, ortaggi e frutta che ogni regione può vantare. Alcuni esempi potrebbero essere la birra al radicchio di Treviso del Birrificio San Gabriel, quella al basilico del Birrificio La Superba, o quella alle susine damaschine del birrificio piemontese Loverbeer.
Scendendo più a sud troviamo in Campania, del Birrificio Sorrento, una birra con buccia dei famosi limoni, mentre dalla Sicilia arriva la birra alla carruba, prodotta a Modica dal Birrificio Rocca dei Conti.

Negli ultimi anni stanno avendo notevole successo anche le birre legate al mondo del vino; un legame che si manifesta nell’utilizzo di mosto di vino, maturazioni o fermentazioni in barrique che in precedenza contenevano vino. Il primo a pensare e a lanciare una birra di questo tipo è stato il sardo Nicola Perra (Birrificio Barley) che utilizza mosto cotto da pregiate uve Cannonau;
Riccardo Franzosi, del birrificio Montegioco vicino a Tortona, produce una birra con mosto di Timorasso (Tibir) e una con mosto di Barbera (Open Mind), entrambi aggiunti a fine bollitura.
La tendenza più contagiante è sicuramente l’utilizzo del legno per maturare o fermentare birre delle più svariate tipologie, rappresentata egregiamente dai prodotti di Renzo Losi (Birrificio Torrechiara) e dei già citati Riccardo Franzosi e Valter Loverier (Birrificio Loverbeer).
Molto interessante, infine, l’attività di Teo Musso, fondatore del Birrificio Baladin, che già negli anni ’90 sperimentava birre con mosto di Dolcetto e altri vitigni delle Langhe; egli produce, inoltre, due birre, la Terre con riso Nerone fermentata in botti che contenevano sei vini rossi tra cui Sassicaia e Barolo, e la Lune con farro in botti da vini bianchi come Franciacorta e Champagne.
Terre_confezione

Gli appassionati, i neofiti del genere birrario e i più curiosi non posso perdere la Settimana della Birra Artigianale, la grande festa ideata per celebrare la grande birra di qualità, nazionale e straniera; in tutta Italia, nei locali fedeli alla birra artigianale, sarà possibile partecipare a degustazioni, cene a tema e tanto altro ancora (per maggiori info www.settimanadellabirra.it).
Che state aspettando? In alto i calici e…Cheers!slide-birra-portuense-7

 

Francesca Cometti

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