STAZIONE DI POSTA: UN LOCALE NEWYORKESE CON CUCINA POPOLAR-CREATIVA.

“La prima stella Michelin ad un locale senza tovaglie”, Così Marco Martini esordisce parlando del recente riconoscimento della Rossa. Rugbista professionista, nasce a Colleferro e approda alla cucina come autodidatta, prima da Antonello Colonna, poi a Londra, da Heinz Beck e Tom Aikens.

Schivo, quasi burbero a prima vista, si dimostra poi gentile e incline al dialogo. Molto legato alla famiglia, ritiene che la serenità tra le mura domestiche sia la conditio sine qua non per ottenere successi in ambito lavorativo. Il poco tempo libero lo passa infatti in casa, mangiando “ciò che non cucina per gli altri” e guardando il rugby: “il calzolaio ha sempre le scarpe rotte, si sa”, ammette ironico riferendosi alle sue abitudini alimentari.

“Stazione di Posta” si trova a Testaccio, noto quartiere di Roma. Lo gestisce insieme ad una brigata di tre ragazzi poco più che ventenni: “facciamo 102 anni in quattro”, dice con orgoglio Marco. Con loro ha un legame particolare e condivide gran parte della giornata.

L’accoglienza è gentile e cordiale, senza troppi cerimoniali. L’ambiente è ampio, spazioso, caldo, adatto principalmente ad occasioni informali. L’arredamento è minimale, consacrato alla praticità e alla libertà di movimento, in perfetto stile newyorkese. La diversa intensità delle luci delimita la zona ristorante da quella adibita a cocktail bar.

Anche il servizio è piuttosto essenziale, in linea con lo stile del locale e dello chef.

La cucina di Marco Martini è diretta, spontanea, a volte esuberante, e rispecchia in pieno il suo modo di essere, le sue idee, la sua personalità. I tortelli pizza bianca e mortadella con pistacchi ne sono un esempio. La consistenza della pizza viene ricordata dal tortello abbrustolito in padella e il sapore della stessa dal brodo versato sopra. Da non perdere neanche le spuntature di maiale con salsa barbecue e patate alla cipolla.

Lo chef rivisita ricette tradizionali con creatività. L’obiettivo è quello di stupire ed emozionare già dalla presentazione dei piatti, come nel caso degli amouse bouche, con il brodo di pollo all’interno della fialetta, o il cornetto all’amatriciana, o dei pre dessert, con i marshmallow dentro un vaso di palline colorate, o i biscotti pendenti come foglie da un alberello finto. Tuttavia questo gioco di tecnica e ingredienti a volte appare forzato e rischia di penalizzare la concretezza, il gusto e la sostanza, come nei casi elencati sopra.

Propone varie formule, dal pranzo alla cena, al week end, con l’obiettivo di far avvicinare tutti al mondo dell’alta ristorazione. Il locale collabora con “Agricoltura Nuova”, una cooperativa nata nel 1977 per impedire la edificazione dell’area. Dal 1996 ha aderito all’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB), producendo alimenti sani e genuini nel rispetto dell’ambiente e della salute di consumatori e produttori.

Anche molti vini presenti in carta, sia bianchi che rossi, sono biologici, senza tuttavia tralasciare i grandi vini italiani e francesi.

Il prezzo per un menu degustazione di cinque portate è di 55 euro vini esclusi, 75 euro se si opta per le 7 portate. Si può anche scegliere di mangiare alla carta, spendendo 19 euro circa per gli antipasti e i primi, 25 euro per i secondi e 13 euro per i dolci.

In un contesto del genere, l’assenza delle tovaglie è più che mai coerente, così come la giovane età della brigata. Tutto è pensato affinchè ognuno possa esprimersi spontaneamente e sentirsi a proprio agio, clienti compresi. Atteggiamenti altezzosi o da grandi star non sono graditi.10696378_10204253979524498_6626629033572640399_n 10641258_10204253978884482_4587309792956548905_n 10407689_10204253979244491_6470353249491058584_n 10394520_10204253980044511_9067225019674991131_n

“Testa tra le nuvole e piedi ben piantati a terra”, questo è infatti il motto di Marco Martini.

Marco Castaldi

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