C’era una volta il cibo

“Cammina, cammina, cammina, alla fine sul far della sera arrivarono stanchi morti all’osteria del Gambero Rosso”, inizia così uno degli episodi più famosi di “Pinocchio”, da cui Stefano Bonilli prese ispirazione per il nome della rivista da lui fondata. L’ingenuo Pinocchio viene ingannato dal Gatto e dalla Volpe proprio durante una cena a base di piatti tradizionali, alcuni considerati parte della cucina povera, come la trippa alla parmigiana, altri più prelibati, come galletti e uva paradisa. Ma Collodi non è il solo a parlare di cucina e cibo nei suoi scritti.

download

Le storie per bambini sono infatti ricche di riferimenti alimentari che assumono un significato simbolico. A partire dalla casetta di marzapane, che fa cadere Hansel e Gretel nella trappola della strega, per finire al lungometraggio Disney “La Principessa e il Ranocchio”, la cui protagonista è un’aspirante cuoca, il cibo nelle favole gioca sempre un ruolo fondamentale, non solo per l’educazione alimentare da un punto di vista nutrizionale ma anche e soprattutto per il rapporto stesso con il cibo.

I fratelli Grimm, con la loro descrizione dettagliata di dolciumi da far venire l’acquolina in bocca anche ai meno golosi, spiegano ai bambini un concetto importante, l’ingordigia. Considerata uno dei 7 vizi capitali nella dottrina cristiana, punita da Dante nell’Inferno, la gola conduce i due fratelli direttamente nelle mani della strega cattiva.

download (3)

Del resto, il cibo tentatore e’ onnipresente nella storia letteraria del mondo, dalla mela biblica di Eva a quella avvelenata di Biancaneve. Anche l’innocente principessa “dai capelli neri come la pece e la pelle bianca come la neve” cede, infatti, all’invito dell’invidiosa strega. Ingenuità? A molti piace pensarla così, ma la verità è che sia la mela del giardino dell’Eden sia quella stregata dei Grimm sono tentazioni troppo forti a cui non è facile resistere.

 

download (2)

La connessione fra cibo e peccato non esclude, anzi ci serve sul piatto d’argento, altre relazioni, come quella tra cibo e lusso: le pietanze più pregiate, come sinonimo di una posizione privilegiata, sono da sempre parte della visione umana dell’atto del mangiare. Non sono solo i dolci delle streghe a rappresentare una prelibatezza, ma anche i banchetti organizzati dai “buoni”. Nella favola de “La Bella Addormentata” più volte sono rappresentate tavole imbandite con cibo in abbondanza. Il castello principesco è facilmente riconoscibile dal lusso e la suntuosità della tavola. Anche lo stesso Re è raffigurato in carne e con il viso paffuto per sottolineare il suo status sociale elevato, mentre la strega Malefica è magra e con il viso incavato. La fiaba di Charles Perrault inizia infatti proprio da un mancato invito a cena. Malefica minaccia il Re di vendicarsi su sua figlia, Aurora, non appena compirà 16 anni, per non essere stata invitata al banchetto. Le cene importanti, le cerimonie, oltre ad essere un modo di ostentare la propria ricchezza, stabiliscono quindi per gli invitati un senso di appartenenza a un gruppo o un sistema per affermare la posizione all’interno di un ceto sociale.

Anche in materia alimentare, comunque, e’sempre la magia a dominare le storie scritte per i più piccoli. Fagioli giganti, funghi magici, biscotti in grado di mutare la forma del corpo: le fiabe sono ricche di alimenti dai poteri magici che diventano elementi chiave per la storia. “Alice nel Paese delle Meraviglie” e’ probabilmente l’esempio più calzante del binomio cibo-magia. Dal biscotto che la fa rimpicciolire, in modo da poter entrare nella porticina che conduce al paese delle meraviglie, al fungo del Brucaliffo, Alice assaggia tutto ciò che trova o che le viene offerto. La pedagogista clinica Simonetta Fraccaro (autrice de “Il Mangiastorie. Fiabe e educazione alimentare nella scuola dell’infanzia e primaria”) afferma che Alice è il suo personaggio fiabesco preferito perchè “è una grande sperimentatrice, assaggia di tutto senza tanto pensarci su, ma vive delle avventure bellissime: olfattive, gustative, tattili e visive”.images (1)

Nel romanzo di Lewis Carroll, come in tanti altri racconti, il cibo diventa quindi un affascinante e coinvolgente tramite tra un episodio e l’altro, un passaggio tra il mondo reale e quello fantastico, che si basa sulla potenza dell’esperienza sensoriale in grado di trasportarci in un universo inconscio e immaginario. L’atto stesso del mangiare viene presentato ai bambini come un momento di convivialità e di così forte impatto sociale al punto di diventare, a volte, vero e proprio capitolo della storia, come il momento del tè in “Alice nel Paese delle Meraviglie” o, addirittura, protagonista animato, come nel caso della dispettosa zuccheriera ne “La spada nella roccia” di T.H.White.

Michela Becchi

Share and Enjoy

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *