La cucina giapponese: il benessere non rinuncia al gusto

La cucina giapponese continua a suscitare molto interesse in noi occidentali.

Così è stato anche mercoledì 24 Settembre, presso l’Istituto Giapponese di Cultura di Roma, dove la nutrizionista Hiroko Nakazawa ha presentato ad una numerosa ed interessata platea i legami tra la cucina nipponica e il benessere, evidenziando anche alcune criticità nell’odierna dieta della popolazione giapponese.

Quali sono i pilastri su cui poggia quest’antica tradizione culinaria che garantisce da sempre la longevità dei giapponesi?

Il primo, imprescindibile, è quello del rispetto della natura. Vista alternativamente come madre generosa o severa, nella natura risiede una dimensione spirituale, per questo la preghiera diventa parte integrante del rapporto con essa.

La socialità è altrettanto importante. Le festività e le riunioni di famiglia vengono sempre onorate con il cibo tradizionale, simbolo del profondo legame con il territorio e con i propri familiari.

La cucina giapponese è poi territoriale. Può sembrare un concetto del tutto nostrano, ma la grande varietà di condizioni climatiche e colture comporta una modifica dei piatti tradizionali sia a seconda della zona, che a seconda della famiglia che li prepara.

Infine la funzionalità. Grazie al basso contenuto di grassi e zuccheri questi cibi apportano concreti benefici alla salute.

Il basso contenuto di grassi e zuccheri delle pietanze va ricercato nel modo di cucinare e condire la materia prima. Ciò che dà sapore ai cibi è spesso il brodo dashi, che può essere preparato con diversi ingredienti. Solitamente si utilizzano ingredienti come il katsuo bushi (un piccolo tonno essiccato), l’alga konbu, le sardine (niboshi) o i funghi shiitake essiccati.

Un altro efficace metodo per condire senza appesantire consiste nell’usare le spezie fermentate.

Miso, soia fermentata e salsa di soia, sale fermentato, salsa di pesce e il mirin, una sorta di sakè dolce da cucina, costituiscono i principali condimenti.

Questi sono gli antichi segreti che fanno della cucina giapponese una scelta sana, che non rinuncia però al gusto.

La modernità e il cambiamento dei ritmi di vita stanno però apportando significativi mutamenti alla dieta dei giapponesi. Un importante calo del consumo di riso e l’aumento invece del consumo di pane, latticini e carne, potranno nei prossimi anni significare non solo una riduzione dell’autosussistenza alimentare, ma anche un peggioramento della salute dei giapponesi.

Proprio per questo il Governo sta tentando di mettere in atto una capillare opera di educazione alimentare, che inizi dai bambini.

Diventa fondamentale in quest’ottica formare i ragazzi permettendogli di conoscere la campagna, l’agricoltura, la filiera del cibo che consumano ogni giorno.

Riusciranno le visite didattiche, le attività di cucina con i genitori e la pratica agronomica a salvare la cultura alimentare giapponese?

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