11 : Barolo e non solo

 

Serralunga - Piemonte

Il Piemonte non è solo una regione sovrastata dalle Alpi e incisa dal Pò. Il Piemonte è la culla dello stato italiano, un luogo di incontri tra il morbido del tomino e il caldo buono della bagna cauda. Degustare Barolo è tentare di leggere una regione da un calice. Certo abbiamo note a margine e una discreta cultura alle spalle, ma tutta la storia è racchiusa nell’attimo breve di un sorso. Entrata, centro bocca, uscita. Sipario, applausi, se ce li si è meritati.
L’occasione è una degustazione serale presso la Città del gusto, le etichette prestigiose, i palati pronti, i grissini fragranti. Omaggio al Piemonte in versione croccante. L’anno è il 2005, io prendevo la maturità e questi nebbiolo, col loro carico di tannini, finivano ad ammostare nelle Langhe.

Calice di vino rosso

Barolo e non solo. Timorasso e Gavi per iniziare. Appena più giovani questi bianchi anno 2007 che sfidando il tempo e l’ossidazione .
Pomodolce Corti Tortonesi Timorasso Derthona Grue,al naso con note idrocarburiche e un sentore di uvetta. In bocca esprime a pieno il passaggio sulle bucce, teso, diretto e divertente, come un film di Woody Allen, vince la mia personale Palma D’oro della serata. E siamo solo al primo assaggio.

Villa Sparina Gavi del Comune di Gavi Monterotondo, 4 mesi in acciaio altrettanti in barrique. Con un sentore intenso di vaniglia, gioca sulla acidità e il finale è dedicato all’agrume.

Ancora un po’ di strada per raggiungere il Barolo, rimanendo sul 2007
Abbona Dogliani Papà Celso. Dolcetto come disciplinare comanda, ha colore intenso e naso di mora e cacao, presente sul palato con un finale non lunghissimo. Certo soffre un po’ questi sette anni.

Braida Barbera D’Asti Bricco della Bigotta. Giacomo Bologna vinifica in barrique – 15 mesi – questa barbera che attenuata la sua grinta si presenta con profumi di tabacco, bei tannini e un giusto connubio tra sapidità e acidità.

Barbera dogliani Timorasso Gavi

Ci siamo solo riscaldati. Tra Serralunga e Monforte, Paolo Zaccaria, il nostro cicerone, ha scelto le zone che esprimono al meglio il terroir, sulle terre “toste” che danno vita al Barolo con la più lunga aspettativa di vita. I tre bicchieri 2010.

Batasiolo Barolo Boscareto , grande realtà vinicola delle Langhe, è un vino affinato in botte grande per 24 mesi. Teso tra stuttura e raffinatezza si presenta balsamico e preciso, armonicamente tannico.

Paolo Conterno Barolo Ginestra. Di liquirizia e tartufo, è nitido, fresco e ricco. Con una austerità tipica delle zone di Monforte. Fa venir voglia di mangiarci una carne corposa, un piatto importante che ne esalti la precisione formale.

Pecchenino Barolo Le Coste, di buona struttura e materia, con un tannino ruvido e gradevole persistenza. Questa bottiglia completa la vetrina di una azienda che ha prodotto storicamente dolcetto e che si apre al nebbiolo non deludendo.

Massolino – Villa Rionda Barolo Margherita. Azienda storia che non delude con l’eleganza di questo bicchiere. Tradizionale, classico con profumi di frutta a polpa scura. Succoso e vibrante in perfetto equilibrio tra il tannino e l’alcol.

Claudio Alario Barolo Sorano, moderno questo vino, con un lungo affinamento in barrique – 24 mesi, che gli conferisce note di legno e tostatura. Buona al centro bocca e con una notevole durata . Bel lavoro svolto in vigna e in cantina.

Giacomo Grimaldi Barolo Sotto il Castello di Novello, si esprimono in questo vino il carattere del territorio e la potenza del vitigno, al naso di viola prosegue al palato con carattere pieno e deciso e finale adeguatamente lungo. Bello.

barolo 2005

Dulcis in fundo.
Orsolani Caluso Passito Sulè 2004, dall’Erbaluce vien fuori questo passito che ricorda il profumo della noce di macadamia con una bocca potente che pur conserva equilibrio tra l’acidità del vitigno e la dolcezza dell’appassimento.

Una esperienza coinvolgente, ha stimolato i nostri sensi privati. Il Piemonte si è fatto conoscere nella bellezza dei suoi rossi e nella eleganza dei suoi tannini. Per non farci mancare nulla, noi che di Langhe non siamo mai sazi, abbiamo degustato anche Barbaresco. (leggici qui)
Pamela Panebianco

 

 

 

 

 

 

 

 

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