Pillole di felicità: alla scoperta di Roma conciliando curiosità e gusto

Se ad altre latitudini i rigidi mesi invernali suggeriscono di trascorrere il tempo libero piacevolmente dediti all’ozio casalingo, Roma, con il suo clima mite ed un fascino immutabile al trascorrere delle stagioni, invita il viandante più attento a perdersi per la città anche in una tersa giornata di gennaio. Sono molte le possibilità di conciliare gusto e curiosità, intrecciando la scoperta di nuovi angoli nascosti con golose pause ristoratrici. Di seguito qualche suggerimento, rigorosamente testato, per gustare al meglio una versione fai da te di trekking urbano, con un occhio di riguardo al portafoglio; perché la variegata offerta turistica capitolina non sempre è vincolata a un biglietto d’ingresso.

Il Forno di Campo de’ Fiori (e la prospettiva di Borromini).  Un luogo storico per iniziare; da più di trent’anni protagonista della vivace atmosfera che contraddistingue la piazza del mercato più famoso della città, quest’angolo di paradiso sforna incessantemente la tradizionale pizza bianca romana (e non solo) da farcire a scelta con mortadella, fiori di zucca o secondo i gusti più disparati. Potrete dirigervi fieri, con il vostro fagotto di carta oleata, verso i sedili in travertino dell’adiacente Palazzo Farnese, godendo di uno spaccato di vita cittadina da una posizione privilegiata. Una volta satolli, incamminatevi verso Palazzo Spada ed entrate senza indugio nel cortile rinascimentale: l’illusionistica prospettiva del Borromini metterà a dura prova il vostro senso dello spazio.

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Salmoneria Que te Pongo? (e Caravaggio a San Luigi dei Francesi). Non la solita paninoteca. A farla da protagonista le molte varianti di salmone affumicato, le alici del Cantabrico, lo sgombro marinato e carpacci di polpo o pesce spada; combinati sapientemente con latticini di qualità e salse allo yogurt, carciofi sott’olio o pomodori secchi. A pochi passi dagli spazi minimal ma accoglienti di questo piccolo locale, concedetevi un giro nella Chiesa di San Luigi dei Francesi: la folla vi guiderà verso i capolavori caravaggeschi della cappella Contarelli, ma non trascurate il resto di questo splendido edificio, chiesa nazionale dei francesi a Roma sin dal 1589.

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Enoteca della Provincia (e domus romane di Palazzo Valentini). L’enoteca è sorta ormai da qualche anno negli spazi di Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma, con l’intento di promuovere i prodotti laziali. A pranzo il menu alla carta è affiancato da una scelta di panini, focacce e taglieri di formaggi e salumi che variano ogni giorno sulla lavagna all’entrata. Vi troverete al cospetto della colonna Traiana, che domina imponente lo spazio dirimpetto al locale; ma la vera meta da non perdere è costituita dal percorso museale interattivo delle domus romane. Un viaggio indietro nel tempo che val bene una piccola deroga: il prezzo (modesto) del biglietto d’ingresso. Altamente consigliato.

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Dall’Antò (e passeggiata dei mercati traianei). Nel cuore del rione Monti, da pochi mesi questo laboratorio punta a valorizzare la cucina del togli. Pochi ingredienti per una pasto frugale e genuino che si concretizza in un’offerta volutamente limitata: farinata di ceci, neccio di castagne, testarolo della Lunigiana, focaccia al formaggio. Da gustare proseguendo la passeggiata verso Via Tor de’ Conti; dopo aver costeggiato l’antico muro della Suburra potrete sfruttare un percorso su passerelle sospese per ammirare da una diversa prospettiva il complesso dei mercati traianei.

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Appia Antica Caffè (e area archeologica di Capo di Bove). In una sorta di oasi turistica, al di fuori delle rotte centrali, sentirete parlare soprattutto inglese e tedesco in questo piccolo caffè che nasconde un giardino sul retro gradevole in ogni stagione. Se è vero che l’offerta gastronomica non offre particolari guizzi, il capitolo dolci è sicuramente meritevole; variegata la scelta di crostate ai frutti di bosco, torte al cioccolato, frolle con crema e pinoli o ricotta e visciole, ideale per una merenda lontano dal caos cittadino. Poco distante l’area di Capo di Bove, ad accesso gratuito, vi darà un’idea di come sia ancora possibile portare a termine campagne di scavo virtuose, che valorizzino il nostro straordinario patrimonio archeologico. Nell’annesso Archivio Cederna una mostra fotografica permanente illustra la storia recente dell’Appia antica.

Livia Montagnoli

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