Kakuzo Okakura: The Book of Tea

‘In origine il tè fu medicina, per poi trasformarsi in bevanda. Nella Cina del VIII sec. entrò a far parte del regno della poesia, come uno dei passatempi raffinati. Nel XV sec. il Giappone lo elevò a religione estetica: il teismo. (…) La filosofia del tè (…) rappresenta l’autentico spirito della democrazia orientale, giacchè trasforma tutti coloro che gli sono devoti in aristocratici del gusto. (…) Certo una persona esterna potrebbe stupirsi (…), ma se consideriamo quanto in definitiva sia piccola la coppa della gioia umana, come trabocchi subito di lacrime, e quanto sia facile berla fino in fondo nella nostra inestinguibile sete di infinito, non rimprovereremo noi stessi per aver conferito una così grande importanza a una tazza di tè.’

Bastano poche righe, l’incipit, per annusare il carattere mistico della breve ‘The Book of Tea’ (1906, tradotta in italiano con il titolo “Lo Zen e la Cerimonia del tè”), l’opera più conosciuta di Kakuzo Okakura e specchio della sua personalità complessa di grande studioso, discendente di una famiglia di samurai, linguista, messia autorevole, intransigente, autoritario, poeta sensibile, amante carnale del proprio mondo: l’Oriente.

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L’autore, servendosi del tè come simbolo, invita appunto alla conoscenza della peculiare orientalità dell’oriente, da vivere pagina per pagina, accompagnati da una scrittura ‘cerimoniale’, sospinti da una penna che traccia armonie e colori, naturalezza, movimenti semplici, silenzi, toni, suoni, mai turbati, non una parola che infranga l’unità dell’ambiente, nonostante ci si spinga talvolta all’orgogliosa polemica sui modi di pensiero e di vita dell’Occidente.

Okakura, dapprima parla delle origini del tè, della sua antica storia e della sua diffusione, per poi concentrare l’attenzione sulla sua importanza come simbolo cerimoniale in Giappone. Tuttavia la cerimonia del tè, propriamente parlando, non viene intesa come rito religioso quanto piuttosto un sacramento di carattere sociale. È un ponte verso il passato sul quale si affollano gli antichi padri, la via delle antiche norme di vita e dei legami personali.

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Tutto quindi è riconducibile al rituale del tè, che si manifesta in forme diverse, nella concretezza del quotidiano, nell’estetica dell’arte, nella bellezza di un fiore, nel romanticismo, nella purezza, nell’essenzialità di una stanza, in un giardino, nell’impossibile, nell’esito incerto delle cose che però per loro natura sono armoniche ed ordinate, nell’unicità dei gesti. Nella loro descrizione, assumono multiple sembianze persino le foglie di migliore qualità, che devono “avere pieghe come gli stivali di cuoio dei cavalieri tartari, torcersi come la giogaia di un vigoroso torello, aprirsi come nebbia che salga da una gola, scintillare come un lago sfiorato dallo zefiro, ed essere soffici e umide come il terriccio dopo la pioggia”.

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 ‘The Book of Tea’, ripercorrendo le tappe principali della storia di questa bevanda, liquido ambrato in porcellana eburnea (come lo definisce Okakura), delinea anche il profilo del taoismo e del buddismo (in particolare Zen), e ne rileva le influenze sullo stile di vita, estetica e mentalità asiatica.

Insomma, questo libricino, perfetto per un piovoso pomeriggio invernale, manda un invito al mondo intero, un invito a scorgere anche nelle cose più semplici come il tè, momenti di autentica comunicazione tra gli esseri, la natura, equilibrio, rispetto, conoscenza del passato e lungimiranza, in modo da ricordare sempre al lettore che per poter fare Cha-No-Yu (letteralmente 茶の湯, acqua calda per il tè), come d’altronde per ogni cosa, è necessario un profondo contatto umano.

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Lu T’ung scriveva: “la prima tazza mi inumidisce le labbra e la gola, la seconda rompe la mia solitudine, la terza fruga nelle mie sterili viscere per scovarvi migliaia di volumi di strani ideogrammi. La quarta tazza provoca leggera sudorazione, tutto il male della vita stilla dai miei pori. Alla quinta tazza, eccomi purificato; la sesta mi conduce nel regno degli immortali. La settima, ah, non potrei berne ancora! Riesco solo a sentire il soffio di un vento fresco che alita nelle mie maniche (…)”

Curiosità per gli appassionati: in Sicilia, a Raddusa (CT), è possibile visitare il Museo nazionale italiano del tè, l’unico della penisola dedicato. Per leggere o scaricare la versione online del libro in lingua inglese cliccare qui

Giulia Anastasia

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One thought on “Kakuzo Okakura: The Book of Tea

  1. Filippo scrive:

    viene davvero voglia di tuffarsi in questo mondo magico e sorseggiare un po’ di immortalità ..

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