Il panettone e le sue origini

panettone

Durante il periodo delle feste natalizie, magari dopo estenuanti giorni di dieta ferrea e di fioretti per limitare il consumo di dolci e cioccolato, siamo finalmente liberi di  affrontare pranzi e cene con tavole imbandite di ogni ben di Dio, liberi di affondare i denti in torroni, pandori, biscotti, dolci e dolcetti. E tra i tanti ospiti che si avvicenderanno nelle nostre case, uno solo non mancherà sino all’Epifania: è lui, lo special guest, il re del Natale… sua Maestà il panettone. Dolce tradizionale milanese, ripieno di uvetta e canditi. Innumerevoli le versioni che possono essere degustate, così come le leggende che circolano sulla sua nascita. Quelle che andremo a raccontare sono le versioni più accreditate.

“IL PANE DI TONI”

Si narra che il panettone nacque circa 500 anni fa alla corte di Ludovico il Moro, signore di Milano, durante un banchetto allestito in un giorno di grandi festeggiamenti. Mentre i nobili si dilettavano tra numerose ed abbondanti portate di carni arrostite, cacciagione, pollame e pasticci carichi di spezie, in cucina si consumava un piccolo dramma: il dolce preparato dal cuoco di corte era stato dimenticato in forno, finendo così carbonizzato. Tra la disperazione generale un giovane sguattero di nome Toni, non si perse d’animo e con gli ingredienti che trovò in dispensa, farina, lievito, uova, burro, zucchero, frutta candita e uvetta, iniziò a formare un impasto simile a quello del pane, che mise a cuocere in forno. Mentre in sala veniva servita l’ultima portata, si sfornò il profumato dolce. L’ansia del ragazzo e del capocuoco aumentò a dismisura quando, da dietro una tenda, giunto il momento del dolce, osservarono i commensali e il Signore assaggiare l’estemporaneo pane. Tanto fu acclamato che gli ospiti chiesero a gran voce chi fosse l’autore di quella prelibatezza. Si fece così avanti il cuoco che, indicando il ragazzo salvatore della serata, disse «L’è ‘l pan del Toni» e da quel momento il dolce fu conosciuto con il nome di panettone.

 “IL FALCONIERE E LA SUA BELLA”

Messer Ughetto degli Atellani, falconiere milanese, si innamorò della bella figlia di un fornaio. Per starle vicino decise perciò, di farsi assumere dal padre di lei come garzone. Per incrementare le vendite del forno e far colpo su Algisa, questo il nome di lei, provò ad inventare un nuovo dolce fatto con farina, uova, burro e uvetta. Il successo fu clamoroso e come se non bastasse i due poco dopo si sposarono.

Maria Giulia Santini

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