Dallo spioncino della dispensa: il favoloso mondo dello zelten di nonna Elena.

zeltenToc toc…dove sono? C’è così poco spazio qui dentro. – Signorina, mi scusi? – Nessuno sembra voler rispondere. Qui sono tutti ammassati, ma ognuno si occupa delle proprie faccende: chissà a cosa stanno pensando, alcuni pacifici e beati, altri pensierosi, alcuni con la pancia all’insù. Intravedo in lontananza, separato da un vetro bombato, qualcuno che mi sembra di conoscere. Stretto stretto fra un amico e l’altro, ogni tanto lancia un’occhiata da questa parte. Sembra sicuro di sé, e del ruolo che ricoprirà. Per quanto mi riguarda, io non so molto. Sono nato a metà settembre, ho la scorza molto dura, però un cuore tenero e generoso, e chiunque mi conosca non mi abbandona, piaccio tanto. Non mi apro spontaneamente, ma se qualcuno lo fa do il meglio di me. Ah, dimenticavo…la mia è una famiglia reale, faccio parte degli Juglans. In tutto questo però ancora non so, non capisco quello che dovrò fare. Tutt’a un tratto sento la terra tremare, mi sembra di volare. Insieme a me tutti coloro che mi stanno accanto. Sorvoliamo una spazio illuminato, quanta luce qui rispetto a prima. Tutti mormorano – ooooo, – aaaa, – chissà dove andiamo, – io lo so!, e ad un certo punto il nostro ondeggiare si interrompe. Scivoliamo lungo una cascata e ci troviamo in una pianura. Non proprio una pianura a essere più precisi, sembra piuttosto uno spazio delimitato, con delle sponde. Direi quasi che pare di essere in un lago prosciugato. Il nostro cadere lo fa tintinnare fragorosamente, e, col suono di ulteriori tintinnii più lievi in lontananza, la pianura si riempie di altri individui dalle facce un po’ strane. C’è un gruppo di tipini magri magri, pallidi e minuti. Sembrano avere molto carattere però. Ci sono delle signorine abbronzatissime, un po’ raggrinzite a dirla tutta, a dimostrazione del fatto che il sole non è stato molto clemente con loro. Rimangono tutte appiccicate, un po’ timide, ma sembrano attrarre ed incuriosire chi le osserva. Altri invece hanno l’aspetto di chi la sa lunga. Vengono dal sud dicono, nascono in luoghi profumatissimi. Il cicaleccio aumenta, tutti si mescolano, sembra una festa. Sono distratto da una delle signorine abbronzate, più ammiccante delle altre, quando scorgo in lontananza una montagna. Sembra ghiaccio, scintilla alla luce del sole. Bianco, cristallino, attraente. Uno, due, tre astri. Incandescenti si schiantano al suolo.

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Cosa succede? Arriva un tornado. Spaventata la signorina sorridente si stringe a me, facendomi provare uno strano calore. Un vortice rumoroso attrae dal fondo quelli che fino ad un attimo prima mi sembravano dei piccoli soli. Risucchiati in mulinelli vivaci di ghiaccio. Sono ancora esterrefatto da questo spettacolo straordinario che si scioglie davanti ai miei occhi quando iniziano a cadere, fittissimi, minuscoli fiocchi di neve. Sempre più frequenti, fino a formare una valanga. Non faccio in tempo a celare il mio stupore che ecco che iniziano a piovere copiose gocce di una pioggia ambrata. Il loro profumo è così inebriante che sembra travolgere in un’ondata di euforia tutta la pianura. E’ lo spettacolo più affascinante che io abbia mai visto. Nella mia dimora in montagna, povera nonostante le mie origini regali, due ante legnose e coriacee a delimitare il mio piccolo spazio immerso tra le foglie, la vista toglieva il fiato. Ma tutto era sempre così statico, sembrava di ripetere gli stessi gesti ogni giorno, la vita non aveva un senso. Oggi provo per la prima volta il sentimento di essere vivo. Oggi sento di servire davvero a qualcosa, di fare parte di un gruppo, e la sensazione più bella mi è data dal senso di condivisione che si respira qui, che anche tutti coloro che sono nella pianura insieme a me sembrano provare. L’aria emana gioia, calore, vitalità.

Come se avesse percepito quest’energia sensoriale impetuosa, la terra si mette nuovamente a tremare. I miei compagni di avventura scivolano, rotolano, mi cascano addosso esultando. Ridono tutti. – Evviva – Finalmente – Buon Natale!, gridano. Durante gli stravaganti eventi atmosferici a cui avevamo appena assistito non avevo avuto modo di chiedere a nessuno cosa ci aspettasse. Ora, mentre confluivamo in questo mucchio di destini incrociati, capii. Ci stavamo riunendo per compiere la nostra missione, raggiungevamo finalmente il nostro scopo e la nostra ragione di vita.

Cademmo morbidamente in quello che era il risultato dell’incontro vorticoso di ghiaccio, sole, neve, pioggia, placatosi in un mare calmo, chiaro, paludoso e soffice. I miei compagni d’avventura si accomodavano mescolandosi in nuove conoscenze, zampettando nel morbido piacere di burro, uova, zucchero e farina; le noci a braccetto con le mandorle, i pinoli canticchiando con le uvette, senza alcun pregiudizio sulla reciproca diversità. Sorrisi pensando alla dolce gioia di realizzare la mia vita in un simile clima. Quando mi girai. E scoprii che avrei vissuto il mio indimenticabile Zelten accanto alla mia bella uvetta raggrinzita.

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RICETTA: LO ZELTEN NATALIZIO

3 uova

100 g di pinoli

100 g di uvetta

100 g di mandorle

250 g di noci mondate

150 g di burro

250 g di zucchero

300 g di farina

1 bicchierino di rum

1 goccio di latte

1 bustina di lievito

1 pizzico di sale

Lavorare il burro, lo zucchero e le uova. Aggiungere a poco a poco la farina, ammorbidendo il tutto con il latte ed il rum. Aggiungere il lievito e in ultimo la frutta. Guarnire con alcune noci e mandorle precedentemente tenute da parte. Per ottenere uno Zelten ben dorato, bagnarlo con un uovo sbattuto prima di informarlo. Lasciar cuocere per quaranta minuti a forno medio (180° circa).

Benedetta Dolecki

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One thought on “Dallo spioncino della dispensa: il favoloso mondo dello zelten di nonna Elena.

  1. Rocco Thano scrive:

    Da provare assolutamente questo Natale!
    Brava nonna Elena e brava Benedetta.

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