Racconto emozionale di un tacchino ripieno

 

… si spalanca la porta, una donna ridicolamente allegra irrompe nella stanza buia annunciata da grappoli di campanelli da slitta. Ballando a ritmo di 4/4 issa la serranda, apre la finestra.
“Mam-maaa …”.
“Suvvia Giuli, il tacchino attende!” un bacio sulla fronte, un sospiro nel suo maglione: odore materno, pasta sfoglia, castagne bollite.

Scende dal letto, i piedini freddi nei calzerotti antisdrucciolo, e involontariamente comincia a cantare. Dirigendosi verso la cucina dondola la testa arruffatamente assonata, camminando sui fagotti salterini di quel brano di Shirley Temple che canta di tanta tanta gioia e ippopotami da scartare sotto l’albero. Parannanza natalizia sul pigiama, a dare quel tocco d’ironica eleganza domestica, e via, pronti ad iniziare.

foto albero di natale

Tutto è già praticamente fatto, e come ogni anno, la vista di quel ben di dio le solletica un sorriso. Brodo, tortellini, bollito, quiche, fichi, noci e melograno, puntarelle, broccoletti, lenticchie, prugne e rustici di ogni forma, salsa verde, salsa rosa, sughetto di funghi suppongo. E poi ci sono io, invadente sulla tavola, un tacchino gigante, qui, nudo e crudo nella mia bellezza, patrizio nella posa, godereccio nella mole. Stranamente la tragedia dell’animale spennato non spicca affatto, anzi, a guardarmi non ho l’aspetto da vittima sacrificale. Piuttosto sembro pacioso, forse perché a questo punto ho accettato la mia condizione; ma sì, ormai sono curioso ed orgoglioso, come una donna vogliosa sdraiata sui gomiti e le cosce pronte ad aprirsi per accogliere qualcosa di godurioso. Non mi importa se alla fine mi accoltelleranno alle spalle, e sarà stato solo un momento l’applaudita orgasmica perfezione, voglio farlo. Peccato non abbia più la testa, sennò avrei goglottato ‘prendimi, e fai di me ciò che vuoi’.
Intuibile, infarcirmi è compito delle mani minute e del sadismo maniaco di quella ragazza tirata giù apposta dal letto, che, per quanto ormai in età adulta, trova ancora irresistibile l’aspetto ludico dell’impastare le mie interiora con qualsiasi cosa possa arricchirne il sapore. Non posso negare abbia mano delicata e sapiente nel farlo.

Turkey-13

M’innamoro dei preliminari: osservare eccita me come tutta la cucina, imperterrita nel trotterellare dai fornelli alla sala da pranzo, dalla sala da pranzo ai fornelli, senza dimenticar talvolta di premere il naso sulla finestra, come a controllare che la preghiera di un Frank Sinatra canterino non sia stata per caso esaudita: ‘Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow!’ Ma per ora l’unica nevicata è quella degli ingredienti del mio ripieno che, non proprio leggeri come fiocchi di neve immacolati, cadono nella scodellona: moggio sedano, castagne cremose, trito grossolano di prugne, macinato di maiale e manzo sanguinolento, fegato autoctono, sfilacci di prosciutto crudo, sfoglie di mele, funghi rosolati, uova, parmigiano come se piovesse, vino bianco, caldo cognac ad innaffiare, burro fuso, nettare amalgamante.

Fatto. Irruento e piacevole il suo braccio mi ha riempito fino all’orlo. Sento le pareti del mio corpo contrarsi, dilatarsi; gli odori prepotenti, i sapori dilagare. Sono stanco-morto ma felice. Poi istanti di relax. Il pennello mi accarezza tutto, sgocciolo burro. Sono lucido di soddisfazione.
Ed ecco che il calore mi pervade, la mia pelle prende colore.
Pian piano perdo rigore e, lasciandomi andare, mi accomodo su guanciali di patate e castagne, che lei, a metà cottura, dopo avermi dissetato bagnandomi del mio stesso succo, ha voluto sistemarmi tutt’attorno, come per riconoscenza, a volermi dire grazie, a volermi rendere indimenticabile, a volermi dire ‘ciccio, ti mangerei tutto’.

RICETTA

Per il ripieno
Sette coste di sedano da bollire a lungo affinché rilascino il loro sapore e si ammorbidiscano – una scodella americana di castagne da ridurre in purea – una tazza di prugne secche a pezzettini – nove etti di carne macinata (manzo e maiale) e parte del fegato del tacchino – due/tre fette di prosciutto crudo – due mele renette a fettine sottili – una tazza scarsa di funghi porcini secchi da rinvenire e cuocere nel burro – un bicchiere di vino bianco – tre uova intere – cinque cucchiai di parmigiano – tre bicchieri di cognac – circa ½ etto di burro fuso da usare durante il procedimento di cottura

Procedimento
Lavare ed asciugare il tacchino (gli eventuali petti, se disossati, vanno adagiati sul fondo dell’apertura del tacchino). Riempire salando e pepando l’interno. Spalmare di burro il tegame. Coprire con alluminio il petto dopo aver spalmato di burro tutto il tacchino. Dopo un’ora di cottura con forno tra i 180° e 200°, versare un po’ di burro alla volta e spennellate di tanto in tanto con il sugo nel tegame. Aggiungete patate a tocchi un’ora e mezza prima della fine della cottura e dopo mezz’ora le castagne (1-2 tazze). Ad un’ora dalla fine, togliete l’alluminio e sorvegliate l’abbronzatura che non deve essere eccessiva.
Per un tacchino di 4kg la cottura sarà circa di 4ore.

Giulia Anastasia

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