Sideways – Il vino come sapore della nostra vita

 

Biondo o moro? Esuberante o riflessivo? Chardonnay o Merlot?

Sideways nasce per essere un roadmovie tra i vigneti californiani. In realtà è un viaggio dentro ognuno di noi. Il vino è il protagonista del film, caratterizzato dalle sue dicotomie di bianco e rosso, fermo o frizzante. Il vino è ancor di più, in questo film, lo strumento per vivere le sfaccettature dei suoi personaggi, uno esagerato, trasgressivo e senza tanti pudori, un altro profondo, forse triste ed eternamente in cerca di felicità.
Il vino è un essere vivente, che si evolve e arriva al declino, come la vita di ognuno di noi. Il sapore del vino cambia nel tempo, come anche noi mutiamo. In ogni situazione stappiamo la nostra bottiglia, che avrà un gusto diverso nella bocca di altri.

Sideways (1)
Il vino riesce a fare da collante tra le persone. Unisce pensieri, collega passioni fisiche e perché no, esagerando, crea confusione, confusione di suoni, immagini ed emozioni. Il vino può essere tuo amico e compagno di viaggio (senza esagerare!), ma anche il tuo carnefice, aiutandoti ad andare a fondo e a toccare parti sconosciute della tua anima. Il rischio poi, come ci insegna Miles, è di lasciarsi prendere dall’impulsività, lasciandosi alle spalle la parola inibizione…
La carrellata di bottiglie e bicchieri pieni che accompagna Sideways aiuta Miles e Jack a liberare i loro sensi, non solo in compagnia di Maja e Stephanie, ma anche individualmente. Il regista Alexander Payne, infatti, punta molto sull’introspezione soprattutto di Miles, che ricorda il suo passato e soffre; ma gioca anche con l’esuberanza, resa ancor più eccessiva dall’alcool, di Jack. Due facce della stessa medaglia, due facce della vita. Il film inizia con la scelta tra due torte, una bianca e una al cioccolato e ci racconta la storia di un matrimonio e di un divorzio. Alla fine, ognuno di noi resterà bianco o nero, single o felicemente in coppia, ma sarà capace di assaporare altre identità con brio, grazie ai magici effetti del nettare di Bacco.

 

Elisabetta Grigioni

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