Dal Grand Hotel al Pigneto con ironia

Lo si intuisce già dalle prime battute che Massimo D’Addezio non è soltanto un professionista di successo. La passione con cui il barman descrive il suo lavoro dietro il bancone è ancora più grande dell’orgoglio con cui accenna, quasi sottovoce, ai vari riconoscimenti ricevuti negli anni. La sorpresa più grande? Senza dubbio i tre chicchi e le tre tazzine assegnati dal Gambero Rosso al bar Stravinskij. Per sette anni di fila – dal 2005 al 2012 – il bar dell’Hotel De Russie di Roma, di cui Massimo, fino a pochi mesi fa, era bar manager, è stato inserito all’interno della guida sui migliori bar della penisola.

Mentre Massimo racconta della sua vita, del suo lavoro e dei suoi nuovi progetti, tiene fra le mani un bracciale in acciaio che continua ad intrecciare fra le dita, cercando invano di avvolgerlo al polso. Lo osservo e penso che ciò che traspare da quel gesto ridondante e stranamente impacciato – D’Addezio infatti appare molto a suo agio e per nulla imbarazzato nel raccontare la sua storia – l’espressione furba del suo sguardo, lasciano intuire come i tredici anni di cocktail realizzati per soddisfare i palati del jet set internazionale, non sono bastati ad ingessare quella irrefrenabile spontaneità che lo contraddistingue. Si fa fatica ad immaginarlo con indosso la divisa d’ordinanza, rigorosamente nera, mentre si destreggia fra miscele e distillati senza potersi permettere uno strappo alle norme imposte dall’etichetta di un grand hotel. L’entusiasmo e l’ironia con cui racconta di certi episodi vissuti al bar del Jardin de Russie non sembrano aver lasciato traccia dell’austerità del luogo. «Memorabile scoprire che tutte le mattine un signore entrava in hotel, con beauty sotto braccio, per usufruire della doccia e poi uscirne indisturbato» ricorda divertito Massimo, mentre inevitabilmente, si lascia andare ad una risata contagiosa.

massimo d'addezio barman dell'Strawinsky Bar

Non ho dubbi: se non avesse avuto successo nel beverage, D’Addezio avrebbe di certo potuto tentare una carriera artistica. Lo vedrei fra i protagonisti di una divertente commedia all’italiana – di quelle che ormai al cinema sono una rarità – fa tornare in mente «Amici miei» di Mario Monicelli o addirittura uno degli istrionici personaggi dei romanzi di Molière. E’ molto probabile che nelle sue spiccate doti artistiche sia rimasta traccia del clown che Massimo racconta d’aver interpretato – quando da giovane, andato via di casa per conoscere e scoprire il mondo – si è ritrovato a fare esperienza di teatro di strada. Far sorridere la gente in stile Patch Adams.

«Quando un cliente entra nel tuo locale e ti chiede da bere – spiega Massimo – intuisci da uno sguardo e dalla fisiognomica il perché della scelta del drink». Un barman è colui che da dietro il bancone, non accoglie soltanto le richieste del cliente, ma quando e se necessario ascolta l’esperienza di vita che quello stesso cliente vuol condividere. Dal tipo di ordinazione ricevuta, si possono persino compiere delle inferenze: «Quando l’uomo ordina un analcolico e la donna prende invece un super alcolico – sottolinea Massimo – soprattutto se si tratta di un primo appuntamento, è chiaro come fra i due sia più lei ad avere il controllo della situazione, mentre lui mostra evidenti segnali di insicurezza». Ascoltare, capire, condividere, divertire e stupire i propri clienti è ciò che vuole mettere insieme D’Addezio all’interno del suo nuovo progetto: CO.SO. Cocktail & Social. Il locale, ormai prossimo all’apertura, nel noto quartiere popolare della capitale: il Pigneto.

Il servizio e l’orientamento al cliente sono al centro della filosofia di CO.SO. All’interno una bottiglieria in legno realizzata a mano da uno dei soci, ricoprirà le pareti. Il cliente potrà scegliere la propria bottiglia, vederla sfilare dalla parete sopra di lui, osservandola nell’apertura e fino al successivo riempimento del bicchiere. Lo stesso Massimo lavorerà spesso abbandonando la postazione standard dietro al bancone. Non solo bere bene ma anche buon cibo. La cucina di CO.SO. punta alla selezione: Parmigiano Reggiano – stagionato 120 mesi di Modena – Cinta senese, prosciutti di Amatrice, i dessert forniti dalla pasticceria De Bellis di Roma. Quasi come una matrioska all’interno del locale è stato progettato uno spazio, riservato a chi ne farà richiesta su prenotazione: speak co.so. Poche sere a settimana, con al massimo otto posti a sedere, un numero ristretto di fortunati potranno sorseggiare drink fuori menù, preparati appositamente per la serata da vere e proprie guest star, ovviamente esperti del settore, provenienti da diversi locali della capitale e non solo. Di fronte ad un personaggio come Massimo D’Addezio gli spunti sono talmente tanti che si potrebbe pensare di scrivere una novella che per i toni esilaranti può far tornare alla mente le storie narrate nel Decameron di Boccaccio.

Giada Gallo

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