Salone del Gusto 2012: di Slow solo le file e poco più

Bagno di folla in tutti i sensi al Salone del Gusto 2012, dove neanche il meteo ha agevolato i pochi appassionati e gli innumerevoli affamati, bloccati in coda sotto la pioggia, scavalcati dai più furbi che hanno adottato l’opzione web-ticket. 20% in più di calca spaesata tra stand di questo mondo e quell’altro, 20 euro per una scazzottata col vicino per i miseri ed esigui assaggi gratuiti, 20 euro per stare in coda anche allo stand San Daniele, uno dei pochi ben organizzati sulla questione “fidelizzazione del cliente”, 20 euro per veder trionfare su tutto la pizza, in “Piazza” e da Bonci. Costo medio per un Salone del Gusto non a digiuno: 35 euro.

Verrebbe da pensare ad una situazione molto Slow e poco Food per gli stomaci smaniosi in balìa di profumi e colori, decisi a tramutare il biglietto e l’attesa in un succulento buffet, ma la fondazione quest’anno non ha risparmiato, o per meglio dire, non ha fatto risparmiare neanche i produttori. Fino a 5000 euro per allestire uno stand, magari accanto al tuo miglior concorrente, grande come un puntino nel cielo immenso di padiglioni senza capo né coda. Tutto sommato appare giustificabile la decisione dei produttori di proporre piccole degustazioni a pagamento per cifre davvero friendly: da 50 centesimi ad un massimo di 5 euro, solitamente per pinte di birra artigianale. Sembra dunque del tutto legittimo difendersi dalla crisi e dalle orde di scrocconi da competizione,programmati all’ingrasso come orsi pronti al letargo, assolutamente disinteressati alla validità qualitativa del prodotto che tale manifestazione è riuscita anche stavolta ad offrire. Ma la domanda sorge spontanea: perché un ingresso a 20 euro? 

La tutela del prodotto, del produttore e del consumatore, fulcro dell’attività Slowfoodiana, sembra essere stata persa di vista. Non sarebbe forse bastato abbassare il costo del biglietto, informando sulla presenza di degustazioni a pagamento e di certo più consapevoli, avendo così una naturale scrematura ed accogliendo al meglio persone interessate al “buono, pulito e giusto”, piuttosto che un 20% in più proiettato alla grande abbuffata?

Restiamo col dubbio e confidiamo nel Salone del Gusto 2014, premuniti di ombrello e con la speranza di riuscire a non invecchiare in coda per il bagno, perché chiedere anche una mappa della struttura sarebbe davvero troppo.  

Antea Raucci

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