La sfida di Barone-Pizzini

Produrre biologico è una sfida. Per provare a vincerla si può giocare a carte scoperte con certificazioni, seguendo i regolamenti e sottoponendosi a ferrei controlli. E non è tutto “rose e fiori”. Produrre vino biologico è una sfida nella sfida e lo sa bene chi il vino, non quello biologico, lo produce e si trova a fronteggiare i tanti problemi che il “nettare degli dei” comporta.

C’è chi questa sfida decide di raccoglierla, rilanciarla e provare ad offrire al mercato un prodotto competitivo, di alta qualità. Nel pieno rispetto della natura e del piacere che deve derivare da un buon vino.

Siamo in Franciacorta, Lombardia, un’area dove si producono soprattutto bollicine. C’è chi la chiama la Champagne italiana. C’è chi si limita ad amarla perché qui il vino fa parte della storia e oltre ad essere buono, ha dei valori alle spalle. L’azienda Barone-Pizzini dà vita a vini spumanti dal 1970, ma non vuole vivere nel ricordo delle tradizioni antiche. Si deve andare oltre e dare un senso ai valori che non vivono di luce riflessa.

Il “nuovo anno zero” per Baroni-Pizzini è il 1998. Si inizia a sperimentare con la viticoltura biologica, a cercare il buono attraverso il giusto. Il rispetto della natura deve camminare di pari passo con la ricerca del gusto. E farlo in un’area nella quale il vino è un’istituzione non è uno scherzo. I primi anni sono difficili, dispendiosi e non ripagano dello sforzo prodotto. Ma le prime soddisfazioni non tardano e nei primi anni 2000 giungono con le certificazioni europee biologiche. Si può iniziare davvero adesso. Nove tipi di vino, si va dal Brut Nature Franciacorta DOCG al Saten Franciacorta DOCG, dall’Extra Brut DOCG sino al Bagnadore Pas Dosè Riserva e un crescente consenso rendono giustizia ad un prodotto importante.

Non c’è solo il vino, ma anche le strutture dove viene lavorato, imbottigliato, etichettato e anche in questo caso il lavoro da fare è tanto. Cantine areate naturalmente, risparmio energetico, qualsiasi cosa possa aiutare a rispettare la natura e a preservare l’ambiente è un obiettivo che Baroni-Pizzini si sta ponendo in un divenire di ricerca e sperimentazione.

Giudicare un vino è complesso, implica molte componenti e il gusto è una di queste. Magari quella che risulta più immediata comprendere. Ma dietro una bottiglia c’è molto altro e non solo storia, tradizione e rievocazione culturale. C’è un senso nuovo, responsabile, un’evoluzione che non può non conferire ad un prodotto naturale come il vino, un valore importante.

di Alessio Noè

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