Cenerentola va a cena

Una sera di novembre qualunque.

Io & lui.

Ho un vestito nero semplice che però semplice non è per una ragazza abituata a felpe e converse.

Metto cautamente un passo dopo l’altro sulle onde dei sampietrini di Trastevere.

Chiacchieriamo a fatica, tra grandi sorrisi.

Sto andando lì.

Sto andando in quel ristorante che sbircio sempre passandoci davanti.

Così incongruo in mezzo alla caciara romanesca, eppure perfetto.

Come un pizzico di sale sul cioccolato.

Mi attardo davanti alla soglia, mi ritrovo a sbirciare.

Stavolta ci entro, ci entro davvero.

Non passo oltre, non sospiro pensando ”Entro quest’anno…”

Entro.

Guardo quelle lampade, quella luce.

Aria e acqua, e fuoco.

Il soprabito nell’armadio, mi siedo.

Mi lascio cullare da questa sensazione.

Dal cameriere che sorride.

Dai piatti che si susseguono silenziosamente.

Scoppiettano le uova di tobiko sulla mia lingua.

Chiudo gli occhi sulla sfoglia delle mezzelune serica e corposa allo stesso tempo. Li riapro al pizzico dell’amatriciana sulla lingua.

Le bollicine non sono nel bicchiere, ma dentro di me.

Sorrido.

Il dolce lo scelgo io.

Il dolce più divertente che mi sia mai capitato di mangiare.

Liscio, ruvido, croccante, vellutato, freddo e rassicurante insieme.

Ne voglio ancora.

Ne vorrò ancora.

Per adesso l’avventura finisce qui.

Mi volto indietro mentre il cameriere mi aiuta ad indossare il soprabito.

Accarezzo con lo sguardo il mio tavolo.

Esco nell’aria fredda di novembre e cerco di guardare solo avanti. Sorrido.

Tornerò.

L’indirizzo è vicolo del Cinque al numero 58, citofonare Glass Hostaria e chiedere di Cristina Bowerman.

 Chiara Patrizia De Francisci

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