Ricetta story – Le mie prime “penne”

“I libri di successo, al giorno d’oggi, raccontano storie che evocano sensazioni e trasmettono emozioni. Un esempio? I libri di cucina”
Paolo Di Paolo, scrittore (e nostro docente).
Ecco allora una storia di pasta. La mia.

Nonna, come si fa la pasta? “Ninin mio, bisogna bollirla in acqua calda con un po’ di sale grosso, far passare qualche minuto e… il gioco è fatto”. Gioco? Perfetto, sarà il mio gioco di oggi! Niente Friggi Friggi però, questa volta si fa sul serio. Io ho quattro anni. Io ho quattro anni e cucino veramente. Suona molto meglio. Mi sento già più grande, e se mi impegno, tutti mi faranno i complimenti. Sono già contentissima di questo gioco. Sì, ma chi sarà il fortunato che assaggerà la mia prima prelibatezza? Mmm, direi il nonno Carlo, se lo merita proprio. Corro subito in cucina, ma c’è la nonna e ma non la voglio disturbare. Non c’è problema, cucinerò in giardino. Sarà divertente. Si parte. Prendo il ciotolino di plastica viola, il mio preferito. Davvero troppo bello. Lo riempio di acqua e lo posiziono sull’ultimo gradino della scalinata in giardino. Lì il sole batte forte, scalderà l’acqua a dovere! Sono un genio. Faccio passare un paio d’ore. Anche se non bolle, l’acqua mi sembra abbastanza tiepida per accogliere una manciata di mezze penne rigate, le preferite del nonno. Ottima scelta, mi sento sempre più geniale. Passano i minuti. La mia pasta è intatta, non è cambiata di una virgola. Aspetto ancora. La riguardo ma sembra dura. La tocco. E’ cruda, completamente cruda. Ci vuole pazienza e altro tempo.

Faccio passare un’altra oretta. Niente è cambiato. Ok, l’acqua ha bisogno di più tempo per cuocere a puntino la mia prima pastasciutta. Ancora pazienza e ancora tempo. Ohmmamma, non vedo l’ora di farla assaggiare al nonno, che emozione! Rimango sempre vicina al mio ciotolino viola, non lo mollo. Un’altra ora al sole. Altre due, tre…

Nel frattempo disegno, bagno i gerani della nonna col mio mini annaffiatoio. Eppure la nonna ci mette così poco a cucinare… come fa? Al tramonto controllo di nuovo. Ci siamo, è cotta! Sarà troppo buona, per forza. Oh che gioia cucinare! Sono pronta per servire. Nonnooooooooo, è pronto!

Incuriosito (..e terrorizzato?) si siede sul divano. Mi inginocchio davanti a lui e gli porgo la mia creazione. Sono entusiasta. Ho una voglia matta di sapere che ne pensa. Ho cucinato qualcosa per lui.

Lui sorride e assaggia. “MMMMMMMM, è deliziosa tesoro! E’ il piatto più buono che abbia mai assaggiato!!”

Ho vinto. Ho quattro anni e cucino. Benissimo.

Chissà quale delizia quel grumo di pennette bianchicce, collose e stracotte al sole per un’intera giornata, vero?

Ma tu, nonnino mio, anche quel giorno, mi hai reso la bambina più felice del mondo.

Un gioco? Molto di più.

P.s.: per la teoria del “questo l’ho fatto io”, vorrei segnalare che l’invenzione dell’autocottura è roba mia.

P.p.s.: Per chi non lo sapesse la Friggi Friggiera un giocattolo (fantastico), di moda negli anni ’80. Era una piastra con la quale era possibile cucinare (per finta) bistecche e hamburgers. Il divertimento stava nell’osservare i pezzi di carne che, pian piano, cambiavano colore, passando così da simil-crudi a finti fritti nel giro di qualche minuto.

Alba De Gasperis

 

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